sabato, novembre 21, 2009

Quando la nebbia invade la città


Oggi la città s’è svegliata immersa nella nebbia. Un bianco soffice, simile a nuvole rubate al cielo e appese sul nulla. Mi piacciono questi paesaggi brumosi. Mi fanno pensare alle langhe, all’inverno e all’odore di castagne cotte sul forno a legna o vendute dagli ambulanti nelle feste di paese. Manca solamente il freddo. Quello vero intendo. Il gelo che congela ogni respiro. Il profumo del fuoco però c’è. Forse è di qualche camino. Ho scattato la foto per catturare il momento. Amo rubare attimi. Diventano esperienze da riversare sulla carta.


Foto di Elys

sabato, novembre 14, 2009

Pensieri storti


Oggi avevo in programma di aggiornare il blog con le impressioni di lettura sui “Sentieri dei nidi di ragno” di Calvino ma poi m’è salita la rabbia e ho accantonato l’idea. Comprendo benissimo che non si può star simpatici a tutti, figuriamoci. Quello che mi manda in bestia è l’ipocrisia di cui si mascherano le persone. Quelle facce tutte ben messe, con i sorrisi posticci e il veleno mescolato alle parole solo fintamente belle. E odio la maleducazione. Non me la dovrei prendere per certe cose. Lo so. Eppure non ce la faccio a fare l’indifferente. Inutile starci a girare intorno. A me non scivola niente. Ogni negatività mi resta appiccicata addosso come una gomma da masticare dimenticata per strada e calpestata per distrazione. I discorsi sono sempre gli stessi, anzi, le constatazioni. La gente, certi tipi di gente, conoscono solo una parola: io.
Nauseante.
Valgo più di questo.


Foto di rakastajatar

domenica, novembre 01, 2009

Aspettare per correre lontano


Non esistono fili invisibili che tengono legate le persone o almeno non per tutti. Fino ad ora ho conosciuto una varietà di gente che alla fine si è persa perché ha scelto d’isolarsi con la ragazza di turno o peggio ha avuto una regressione ai tempi dell’adolescenza. Niente donne intorno che altrimenti gli si rovina l’immagine di single in cerca di corpi. È una questione di mentalità in fondo ed io non ne posso sinceramente più di discorsi ridotti al grado zero o di sentirmi “strana” solo per amare la cultura, lo scrivere e per trovare bello assistere ad un’esibizione live o ad uno spettacolo teatrale. Sono quasi dieci anni che mi dilanio sui libri e adesso che sto per raggiungere il traguardo della laurea trovo logorante nascondere chi sono e adattarmi al vuoto. Eppure con le amiche di sempre sappiamo ridere di stupidate e ci piace “fare le bambine”, andare al cinema e minacciarci a vicenda con le telefonate anonime. La differenza però è che siamo anche altro. Ha ragione Francesca quando mi dice “quel tipo non fa per te che non sapresti di cosa parlargli” e ce l’ha anche Silvia quando sostiene “quelli non sono adatti a te”. Ma allora chi è per me? Cosa devo fare?
È una domanda da lasciare in sospeso al momento. Nei prossimi mesi la mia attenzione sarà focalizzata solo sulla stesura della tesi e la preparazione degli ultimi esami. Non ho intenzione di permettere alla stupidità di alcuni di distrarmi da uno degli obiettivi. Dopo, libera di correre, vedrò di cambiare aria.


Foto di Highway99
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giovedì, ottobre 29, 2009

Filastrocca della notte


Quando viene il buio
si ha paura della notte.
Eccolo che scende.
Viscido t’inghiotte.
Cancella ogni pensiero.
Annebbia la speranza.
Divora la sostanza
delle nostre nostalgie.

- Arriva arriva e ci cancella!
Bisbigliano i bambini
nascosti sotto il letto
di una casa rattoppata
da legna abbandonata
nei fossi belli impressi
sotto un manto di cipressi.

- Sono tombe quelle laggiù!
Grida il ragazzino
dalla pelle colorata
di rosso birichino.
Là ci sono i morti
i fantasmi dei dispersi
risorti dalle ceneri
per mangiarsi vecchi persi
in un bicchiere di bourbon.

- La paura ci divora
scappiamo nella luce!
bisbiglia Aurora.
Ma nessuno più l’ascolta.
Sono tutti già annientati
da crepuscoli ormai nati.


Foto di meppol

lunedì, ottobre 26, 2009

Tre anni e restare sempre la stessa


Me lo ricordo come se fosse ieri il primo giorno in cui è arrivata a casa. Uno scricciolo minuscolo, impaurito e tremante. Si chiedeva dove fosse capitata, che fine avessero fatto la sua mamma e i suoi fratellini, perché si trovasse in una casa tra gente grande, tanto grande rispetto a lei e per niente abituata ad avere a che fare con un cagnolino. Una cucciola di appena un mese.
Mi guardava, all’inizio, con quegli occhi scuri quasi a volermi entrare nell’anima per carpire segreti mai confessati. Se ne stava accoccolata sulle gambe, arrotolata in stile ciambellina, con il musino nascosto tra le zampette, timida e alla ricerca di affetto. Dolcezza. Comprensione ché mica è facile essere piccoli e pelosi in un mondo per niente concepito a misura di animale.
Io me la tenevo stretta stretta a me e ogni tanto le sussurravo paroline tenere all’orecchio, tanto per farle capire che mai avrei permesso a qualcuno di farle del male. Fin dall’inizio ci siamo appartenute e ci apparterremo sempre.
Compie tre anni oggi e il tempo non ha molta importanza in questo caso. Panciò ha conservato nel suo carattere combattivo e testardo (chissà da chi ha preso…U__U) l’amore per il gioco (rubare i calzini e gli elastici che soprattutto d’estate dimentico sistematicamente di togliere dal comò, facendoli così diventare preda dei suoi dentini, fare a lotta contro i pupazzi, acerrimi nemici) e il bisogno di stare appiccicata stile francobollo in qualsiasi stagione dell’anno. Mi piace fotografarla, starla ad osservare mentre dorme, sentirla mugolare quando vuole qualcosa, arrabbiarsi se non la stai a sentire. Amarla perché sarà sempre la mia “smimmi mimmy” o la mia “cippy” (straordinariamente mi risponde con qualsiasi nuovo nomignolo usi e inventi e sopporta, povera, tutte le canzoncine che creo con aria rassegnata).
Auguri ‘more mio!


Foto di Elys.

giovedì, ottobre 22, 2009

Di scrittura, scrittori e pseudo tali


L’Italia è un paese strano e pieno di paradossi. Costruito su maschere e apparenze e spesso privo di sostanza. Quello che leggo quando mi arrivano i testi da valutare sono storie costruire sul nulla, senza spessore, analisi psicologica, coerenza, verosimiglianza e ricolme di errori: grammaticali, di sintassi, di significato. Un pianto insomma.
Di solito il “buongiorno si vede dal mattino” e se già la sintassi è fatta con i piedi, difficilmente il resto potrà essere migliore. Ma l’ironia della situazione è vedere in tanti blog, siti, social network o gruppi che l’unica preoccupazione di certi aspiranti scrittori non è imparare l’italiano e le regole base per la costruzione di un plot narrativo, bensì come difendersi dagli editori a pagamento, scegliere la giusta casa editrice, pubblicizzare al meglio il proprio scritto e via dicendo. Ora poi nell’epoca dove spopola Facebook inciampo spesso in richieste d’amicizia avanzate con l’unico scopo di provare a rifilare il loro testo edito e guai a dire che questa è pubblicità. Ognuno inserisce quel che vuole nella propria bacheca. Vero ma se il messaggio è con tutta evidenza propaganda di un prodotto a casa mia lo ritengo uno spam, proprio in virtù della consapevolezza di renderlo visibile a tutti i propri contatti. C’è troppa ipocrisia in giro. Troppa gente piena di sé e convinta d’essere il genio incompreso della letteratura contemporanea. E sono stanca. Ecco perché ho deciso di decurtare dai miei contatti le persone di questa risma (non ci casco più!).
Tutti sono convinti di poter fare gli scrittori. Non c’è nulla di più falso in cui credere. Scrivere, come dipingere o suonare sono doni. Si può essere un discreto esecutore ma l’artista vero è un’altra cosa. Artista vero si nasce e non si diventa.


Foto di Olivander
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sabato, ottobre 17, 2009

Autunno


È sempre così. L’autunno spruzzato d’inverno arriva all’improvviso, senza farsi annunciare. Una mattina ti affacci alla finestra e ti senti travolto da sferzate di vento freddo.
Le nuvole hanno cancellato il sole e io mi sento un po’ come la pioggia oggi. Inafferrabile. Eppure vorrei fosse l’opposto. Brandelli di fragilità mi scuotono l’anima e in questi momenti mi piacerebbe avere accanto un compagno, un uomo che si sforzi almeno di capire chi sei, che sappia andare oltre la mera, stolta, snervante apparenza.
Alle volte cerco sguardi ma si perdono tra mille altri. È difficile afferrarne uno sul serio per farlo tuo. Portartelo nel cuore senza dimenticarlo mai.
Allora mi rifugio, cane randagio, nel silenzio. Osservo. Annoto. Respiro e tento di mandare via le brutte sensazioni.
Ho bisogno di emozioni nuove ma per ora non so dove andarle a cercare.

Foto di FineBlueLine
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lunedì, ottobre 12, 2009

Incipit e prologhi di un sabato autunnale


Sabato ho iniziato (e spero che stavolta sia quella buona, visto che i precedenti incipit sono tutti finiti nel cestino del PC) il primo capitolo del nuovo romanzo ancora senza titolo (anche in questo caso ho valutato diverse ipotesi e sono state tutte scartate. Oddio in realtà un titolo ce l’avevo ma temendo la scomunica l’ho accantonato!). Avrei voluto proseguirlo domenica ma non avevo la concentrazione giusta. Sembravo uno zombie e quando sto così è meglio non creare niente (o rischio di concepire certe idiozie da far concorrenza ai folli). Così approfittando dei residui estivi sono andata al mare. Mi piace in questo periodo dell’anno passeggiare sulla spiaggia e ascoltare il rumore delle onde infrante a riva. Non so perché ma è come una nenia in grado di rilassarmi i nervi, di accantonare ogni pensiero negativo.
È la culla nella quale chiudere gli occhi e assimilare sensazioni.
Per scrivere devo vestire i panni di chi racconto. Piano piano sto indossando quelli di questi personaggi ancora allo stadio neonatale. Sono, diciamo, in una sorta di sospensione. Vedo, valuto, percepisco e affino.
Gabriele e Giulia. Su questo non ci sono dubbi. Si chiamano così. E poi ci sono Elia, Giovanna, Lorenzo e Tommaso uomo del passato.
Alcuni di loro sono nati storti. Altri lo sono diventati.
Si chiederanno se esiste ancora la possibilità di respirare tranquillamente.
Se possono credere nella speranza.
Chissà.

Foto di Elys.

sabato, ottobre 10, 2009

Consigli di lettura


In questo fine settimana piovoso (ma d'altronde l'autunno deve arrivare prima o poi) vi segnalo qualche interessante lettura.

Siti web.
GoodMorning:

Racconti.
Concerto narrante:

Concorsi.
Libero Arbitrio:

Consigli agli esordienti.
La casa tra i Mondi:

Foto di jensaarai

mercoledì, ottobre 07, 2009

Silenzio


Oggi non c’è verso di scrivere niente. Le parole se ne stanno bloccate dentro di me e non hanno alcuna intenzione di venire fuori. È frustrante non avere l’ispirazione e guardare, pensare a quella storia che non si riesce a portare avanti perché tutto tace. Vorrei poterli sfruttare questi momenti di tempo libero ma a quanto pare non posso obbligarmi a “creare” quando non è giornata. E allora me ne sto qui a guardare questa foto scattata domenica al mare sperando di ritrovarmi.

Foto di Elys.

venerdì, ottobre 02, 2009

Realismo simbolico


Ho sempre sostenuto che si può scegliere per il proprio romanzo qualsiasi tipo d’ambientazione, a patto d’informarsi sulle usanze, i costumi e la topografia del luogo scelto. Mi sono parzialmente ricreduta su questo. È vero che una storia si può svolgere in Italia come in America o che ne so in Giappone. Quello che però serve per renderla “vera” è vivere il posto scelto. Sentirne i profumi. Mangiarne i cibi. Calpestarne le strade. Solo così, a parere mio, si può ottenere davvero una buona cosa e non una scimmiottatura di un posto lontano.
Questo per chi appartiene al filone “realistico”.
Me ne sono resa conto mentre pensavo alla stesura del nuovo libro e inciampavo in una serie di difficoltà insormontabili. Modi di essere diversi dal mio. Distanti e impossibili da capire nel giro di poco o attraverso le parole di chi là c’è cresciuto. Alla fine cancellavo e riscrivevo, cancellavo e riscrivevo senza venirne a capo. Mi sono sentita come una che ha una vicenda nella testa ma non riesce a tradurla in parole perché le mancano i mezzi.
Ecco perché alla fine ho deciso di cambiarla, adattandola alla mia città, alle mie abitudini, alla mentalità che è di qui. E come per magia l’inizio del primo capitolo ha iniziato a prendere forma. Come per magia ho potuto cominciare ad immergermi nei personaggi. A percepire quello che percepiscono loro. Senza più blocchi o dubbi.
C’è una riflessione, in proposito, fatta da Pavese sul “Mestiere di vivere”, nella quale mi ritrovo perfettamente: “Ci vuole la ricchezza d’esperienze del realismo e la profondità di sensi del simbolismo”.

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martedì, settembre 29, 2009

Giallolatino: la premiazione.


Ce l’ho qui di fronte a me il libro scaturito dal concorso Giallolatino. Un’antologia aperta da tre autori conosciuti quali Enrico Luceri, Silvia Rocca e Andrea Carlo Cappi. Leggere il mio nome su questa carta mi sembra strano, soprattutto perché essere selezionata tra più di duecento partecipanti non è cosa da poco per una che non ha mai scritto gialli e ha spedito “Spezzati” tanto per provare. La premiazione di sabato è stata bella, originale e dinamica, con un Pinketts in grande forma a condurre la discussione. Su un punto soprattutto mi trovo in perfetta sintonia con lui: la letteratura è contaminazione. Ogni buon libro che si rispetti è composto da tanti elementi dosati nella giusta misura. Sembra una cosa ovvia ma in realtà non è così. Spesso si leggono romanzi intrappolati nelle maglie di un genere, come se si dovesse seguire la ricetta per un piatto. Le opere migliori sono quelle che “sono sempre altro”. Poliziesco sì ma non solo. Noir sì ma non solo. Quando sono stata chiamata sul palco, come al solito, non ho detto una parola, anzi, mi hanno dovuta fermare per farmi voltare verso il fotografo perché appena presa la pergamena “me la stavo dando a gambe”. Amici e parenti volevano prendermi a sberle. Ma io ero davvero tanto imbarazzata. Talmente tanto che a cena quando si è avvicinato Gianluca Campagna, l’organizzatore della manifestazione, per complimentarsi con me (casualmente stavamo mangiando nello stesso ristorante) il cervello si è spento. Non sono riuscita a spiccicare una frase decente e alla fine quando mi ha stretto la mano ha dovuto chiedermi: “Se mi ricordi anche come ti chiami è perfetto”. Dovrò migliorare questo lato di me.
Per il resto mi sto godendo un po’ di riposo dopo lo stress dell’esame universitario andato benissimo. Ho anche ripreso a scrivere e a valutare testi per la casa editrice con cui collaboro mentre aspetto che l’agente mi riconsegni “Memorie di noi” post editing. Quando arriverà quel momento inizierà un'altra attesa. L’attesa di sapere se riuscirà a farmi pubblicare. Incrociamo le dita!

In foto la copertina dell'antologia.

giovedì, settembre 24, 2009

Meno tre


Quest’estate se n’è andata così. Senza fare troppo rumore, tediata da settembre e frastornata dalla pioggia. L’ho sentita poco e l’ho vissuta come un brevissimo miraggio in una notte senza stelle: io viaggiavo tra le brume di dolore di scrittori ormai scomparsi. Poeti affastellati sulle spiagge senza tempo a raccontare un mondo che le guerre hanno sempre calpestato. Ogni tanto il sole mi accarezzava gli occhi velati di stanchezza. Impaurita cacciavo via gli incubi e la sera mi lasciavo cullare dall’attesa. L’attesa di come sarebbe stato sostenere il quart’ultimo esame universitario. Ora ogni cosa s’è placata. Ho vinto la mia ennesima battaglia da studentessa con il massimo del voto e a breve potrò finalmente chiedere la tesi di laurea.
Mi sembra strano tutto questo e devo abituarmi all’idea di essere a pochi metri da uno dei traguardi da raggiungere.
Intanto posso finalmente immergermi nella realizzazione del terzo libro e pensare a quella storia che mi scalpita tra le pieghe della memoria.


Foto di Fenix.

martedì, settembre 08, 2009

Giallolatino


Il mio racconto "Spezzati" è tra i vincitori del concorso letterario "Giallolatino". La notizia mi è stata comunicata ieri dopo una giornata particolarmente stressante. Inutile dire quanto mi abbia resa felice e orgogliosa sia perchè la competizione è stata organizzata dalla mia città e sia perchè non sono una "giallista". La storia sarà inserita all'interno di un'antologia che verrà presentata sabato 26 settembre al Museo Cambellotti di Latina alle ore 19.

L'immagine è il logo del concorso.

domenica, agosto 30, 2009

Quando nasce una storia


Credo che le mie storie nascano, si sviluppino e prendano concretezza a partire da uno o più personaggi. Non riesco mai a concepire una trama e in relazione a questa i protagonisti. Il mio processo creativo procede in modo diametralmente opposto. Anche stavolta è andata così.
Prima un volto. Poi l’immagine nitida di una scena e quindi tutto il resto. Al momento non ho ancora scritto nulla del nuovo romanzo perché non ho il tempo materiale per farlo. L’inizio della stesura è rinviata ad ottobre, in un periodo meno stressante soprattutto a livello di studio/università. Sto solo segnando una grande quantità di appunti su post-it e agenda. Ho stabilito quale sarà l’ambientazione, i nomi (ne manca giusto qualcuno) e più o meno i punti focali del plot.
Non sarà un libro “leggero” e “di facile digestione”. Fin dall’incipit si cadrà all’inferno e tale consapevolezza mi preoccupa un po’ per le reazioni che può suscitare in chi lo leggerà/valuterà. Però ho stabilito di realizzarlo perché la vicenda mi scalpita troppo dentro per metterla a tacere e non voglio incatenare le mani, farmi vincere dalle paranoie e tradire me stessa, quello che sono e voglio raccontare.
Nel processo di crescita si finisce con il prendere un determinato indirizzo, a focalizzarsi su un genere cercando di seguire il più possibile il proprio sentire personale. Me ne sto rendendo conto lentamente ma posso almeno dire che a distanza di anni la mia direzione verte sicuramente su una narrativa di stampo realistico. Io punto a rappresentare la vita e spero un giorno di riuscire a trascinare un ipotetico lettore nelle viscere della pagina come se guardasse un film.
Intanto mi crogiolo ad immaginare cosa verrà fuori dalla parte “nera” di me. Sarà una bella sfida. Incrocio le dita sperando di vincerla.