Di seguito invece trovate un mio racconto, sempre legato all’incipit delle brave Laura e Lory, che fuori gara è stato postato oggi sul loro blog. Buona lettura!

«C’ho messo gli ingredienti precisi precisi. Come piace a te. E sì perché bisogna sta attenti sa! Li dolci so peggio de le mogli. Sbagli ‘na vorta, sbagli per sempre.»
Parlava gesticolando e dipingendo nell’aria figure d’incauti mostri. Sorrisi. Ricambiò. Non era più l’uomo della mia adolescenza. Non era più Peppe del chiosco verde militare. L’ex soldato con la bella divisa inamidata pronto a partire per il fronte e a difendere un paese inondato di sangue, morti e scelte sbagliate.
Mi sporsi su di lui, adagiandogli le dita sul viso.
«È buono, nonno. Proprio buono.»
«Andrà bene?»
Ancora quella domanda. Ancora quella richiesta. Cosa potevo dirgli io? Io che ero solo una nipote terrorizzata da cosa sarebbe accaduto da lì in avanti. Io che quando me l’ero ritrovato per strada, in pigiama e spaesato, non avevo saputo dove sbattere la testa, zitta e pallida peggio di una ragazzina. Il futuro era incerto. La sentenza una.
«Andrà bene. Andrà tutto bene.»
Risposi carezzandogli la guancia e smarrendomi dentro il suo sguardo scuro. Scuro quanto il buio più infinito.
Elì devi da sapere che quando ci stava Mussolini qua, io lavoravo al ristorante de un certo sor Antonio. Ero bravo a fa il cameriere. Me volevano tutti. Nessuno se scordava il nome mio ‘na vorta che me conosceva. Peppe de qua, Peppe de là, era sempre ‘na festa. Me ricordo ancora, come se fosse ieri, sì proprio come se fosse ieri, un pomeriggio. Era d’estate me sembra. Faceva un caldo che solo Dio lo sa. Io stavo a servì li tavoli fuori, quando so sentito un suono de fanfare e la gente che urlava, urlava. È arivato il duce. È arivato il duce inchinamoce tutti. E il Duce ce stava per davero. Io non ce capivo niente dall’emozione ma lo volevo saluta’ quell’uomo importante ché mica capita sempre de fa certi incontri. Così me so levato la parannanzi da dosso e so corso all’entrata, mettendome davanti a quella cagnara de facce rosse. Elisa mia Mussolini se avvicinò, proprio così come te sto a fa vede’, me guardò e me strinse la mano. Tu magari pensi che nun ce sta da esse troppo contenti visto quello che ha combinato dopo ma qualcosa de bono l’ha fatto pure lui. Eh sì. Peccato. Il potere te comanda e te trascina sotto a montagne de merda. Nun risparmia nessuno.
Mi staccai, ingoiando un altro boccone. La glassa scivolò nella gola affogando nella memoria d’istanti passati e mai realmente trascorsi. Violenta quanto la sua malinconia. Quanto il timore di non riuscire a salutarmi al momento giusto. Prima d’andar via. Prima d’arrendersi a un’estenuante lotta.
Era talmente indifeso davanti a me. Taceva adesso, intento a osservare il pavimento screziato da finto oro. Nuovamente inerme. Nuovamente avvinto da speranze assenti.
Allontanai il piatto.
«Ci rivedremo, lo sai vero?»
Silenzio.
«Te lo dico io. Ci rivedremo.»
Foto di Confusedvision
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7 commenti:
più di tutto mi è piaciuto il finale.. ma il testo di per sè è stupendo..il finale meraviglioso...
ciao elys, ma lo sai che scrivi proprio bene!
stefano
Ciao Alfie! Felice ti sia piaciuto!
Ciao Stefano! Grazie per il complimento! ^__^
Sei davvero brava.
Davvero brava.
Scusa se latito, amica mia.
E' davvero un periodo molto stressante e pieno di cose che eviterei volentieri... :-/
Un abbraccio ChiL'HaVisto :-)
Oh mio Dio, quanto è bello. Grazie.
OT
Carissima Elys, Lory mi ha comunicato la proposa tua e di Spratz riguardo un concorso sul vostro sito. Io, se volete, ci sono. Il mio indirizzo di posta è posta@lauracostantini.it
Non ho il tuo. Scrivimi, così vediamo il da farsi.
Laura
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