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Ritornerà Dicembre


Tentennava Erika di fronte allo specchio della sua stanza. I capelli biondi, raccolti in una coda morbida, le ricadevano su una spalla in una serie di boccoli. Le labbra rosso ciliegia, le guance pallide coperte da un velo di fard, la riga di eyeliner sugli occhi blu, le davano un'aria sofisticata, da signora d'altri tempi. L'aspetto che sua madre aveva voluto darle il giorno del suo matrimonio.
La ragazza sollevò una mano e l'adagiò sul vetro. L'abito da sposa le fasciava il corpo sottile aprendosi in uno strascico avorio decorato da una serie di piccoli diamanti ripetuti sul corpino senza maniche.
In sottofondo, simile a un brusio lontano, percepiva le voci degli invitati, i passi della servitù, il rombo delle auto entrare in cortile e fermarsi, le grida dei ragazzini. Mancava poco, ormai. Lasciò ricadere la mano lungo il fianco e si voltò al comò, alla fotografia che la ritraeva insieme ai genitori in un tempo che le parve lontanissimo.
Sentì bussare alla porta. Si girò di scatto, indietreggiando di un passo, come se fosse stata punta da una serie di spilli. Nella camera entrò una donna in tailleur con i capelli tirati su, in un'elegante chignon.
«Sei pronta, tesoro?»
Erika non fiatò fissando sua madre Isabella, i mille dettagli che le rendevano così simili. Strinse le dita e annuì con meno convinzione di quanto avrebbe voluto.
Isabella mutò subito espressione. Si avvicinò a lei e le fece una carezza sul viso.
«Va tutto bene?»
Di nuovo, la ragazza non riuscì a dire nulla. Le parole scalpitavano dentro di lei ma ogni volta le restavano invischiate sulla lingua, incapaci di venire fuori.
«Erika?»
«Sì, tutto a posto. Sono solo nervosa.»
Finalmente, Erika trovò la forza di rispondere. Abbozzò un sorriso reclinando da un lato la testa, con lo sguardo abbassato. Quando lo rialzò, rimase senza fiato, voltata all'entrata della camera.
Isabella si fece accigliata. Sorrise vedendo sulla soglia una ragazza bruna con indosso un vestito di chiffon. I capelli neri li aveva lasciati sciolti sulle spalle in morbide onde.
«Anna...»
«Buongiorno, signora.»
Anna avanzò nella stanza salutando la donna con un cenno del capo e un sorriso.
«Sono venuta a portare a Erika una cosa blu.»
Prese dalla borsetta una giarrettiera di pizzo di una tonalità topazio, mostrandola alla donna.
Isabella rise divertita.
«Va bene, allora vi lascio sole.»
Baciò la figlia sulla fronte e abbandonò la stanza.
Erika osservò l'amica ammutolita. Si toccò un orecchio. Anna si accostò a lei e restò a guardarla a lungo, sospesa tra presente e passato. Allungò una mano e l'adagiò sulla sua guancia.
«Sei bellissima.»
Poi si accucciò e le sollevò il vestito, scoprendole una gamba. Le infilò la giarrettiera e la spinse in alto, fin sulla coscia, in un movimento lento.
«L'ho comprata giusto ieri, appena l'ho vista ho pensato a te.»
«Grazie.»
Erika si limitò a dire solo questo. Sul viso, un'ombra di sofferenza.
Anna rimise l'abito in ordine e tornò dritta.
«Sei nervosa, vero?»
«Un po'...»
«Vedrai che sarà come tuffarsi in acqua.»
La ragazza prese dalla borsetta una fiaschetta di liquore.
«Ti butti e impari a nuotare.»
L'agitò per sentire se fosse piena. Puntò gli occhi in quelli di Erika.
«Ma forse dovresti sciogliere la tensione.»
Le porse la bottiglietta.
Erika scosse la testa, tirandosi indietro.
«No, è meglio di no.»
«Avanti, un sorso e passa tutto.»
Erika fu sul punto di parlare ma rinunciò, lasciandosi cadere di peso sulla poltroncina vicino alla finestra. La luce del sole le ferì gli occhi, obbligandola a socchiuderli. Fuori, il giardino era decorato a festa e il patio, addobbato con corolle di fiori variopinti e festoni, sembrava uscito da un quadro impressionista. Si circondò il ventre con le braccia.
«Io non so se ce la faccio» disse in un bisbiglio.
Anna stavolta non ebbe la risposta pronta. Tacque per qualche minuto, cercando dentro di sé qualcosa di giusto e di opportuno da dire. Trasse un grosso respiro e si affiancò all'altra. Le strinse una spalla.
«Devi, Erika.»
«Perché?»
«Perché non c'è scelta.»
«C'è sempre una scelta.»
Anna aggrottò le sopracciglia. L'espressione del suo viso mutò, facendosi cupa.
«Questa è la storia che ami raccontarti.»
Erika curvò la bocca in una smorfia di pianto. Un grumo di lacrime le scivolò sul volto, portandosi dietro qualche traccia di mascara. Con dita tremanti l'asciugò. Aprì il palmo della mano e ne studiò i dettagli. Tutte quelle piccole linee e invisibili cicatrici, i suoi ricordi, le memorie da cui si sentiva invadere e devastare. Da bambina credeva che da adulta avrebbe potuto realizzare qualsiasi desiderio, che l'età era la chiave per essere libera ma adesso si rendeva conto con amarezza di aver rincorso un'utopia. Non sarebbe mai stata libera, né felice.
Dal piano di sotto, si sentirono arrivare altri invitati e il brusio delle persone si fece insistente. Bussarono di nuovo alla porta.
«Erika, allora? Anna dovrebbe raggiungere gli altri testimoni.»
La voce di Isabella arrivò attutita nella stanza.
Erika si voltò all'entrata emettendo un sospiro.
«Stiamo arrivando, signora!» replicò Anna al suo posto con prontezza.
Erika tentennò ancora e solo dopo un po' riuscì ad alzarsi. Si aggiustò le pieghe dell'abito ma prima che potesse avviarsi all'uscita, Anna la fermò.
«Aspetta...»
La ragazza prese dal comodino una trousse.
«Fatti dare una sistemata, non puoi mica presentarti così da Giulio.»
Le aggiustò il trucco, togliendo le tracce lasciate dal pianto.
«Comunque... ricordati che io ci sarò sempre per te, capito?»
Le riapplicò un velo di fard.
«Se ti sentirai triste, se avrai bisogno di piangere o di fare cose stupide, ti basterà mandarmi un messaggio e io verrò subito.»
Le pettinò le sopracciglia.
«Non tarderò neanche un attimo.»
Le ravvivò il rossetto e la pettinatura.
«Lascerò qualsiasi cosa stia facendo per correre da te.»
Erika si sentì scuotere da un violento brivido. Lo stomaco le si chiuse e la gola si attorcigliò su se stessa. Deglutì ma si scoprì senza salivazione.
Anna le toccò un braccio, abbozzando un sorriso pregno di malinconia.
«Ma se devo dirti la sincera verità, spero che tu smetta di piangere.»
Erika spalancò gli occhi colta da un moto di stupore.
Anna le lambì la guancia sinistra con il pollice.
«Non guardarmi così, non significa che voglio tagliarti fuori dalla mia vita, significa piuttosto che...»
Erika la baciò, senza darle il tempo di finire la frase, senza pensare, senza respiro. Anna non si scostò e dopo un momento di smarrimento, ricambiò quel bacio che si portava dietro un milione di parole e di promesse consumate nel silenzio.

Dicembre è arrivato, freddo e nevoso come ogni anno. Chamois è ricoperto da una spessa coltre bianca e il lago di Lod è diventato uno specchio di ghiaccio. Anna, immersa in una piscina riscaldata, in un edificio interamente vetrato, osserva rapita i chilometri di natura incontaminata che si stendono di fronte ai suoi occhi come se non conoscessero una fine. Il profilo del Monte Cervino è ben visibile contro il cielo cinereo.
Una porta aperta e poi chiusa e un rumore di passi la fanno voltare verso l'ingresso del caseggiato. Erika avanza all'interno della stanza a piedi nudi, con indosso un accappatoio. I capelli li ha legati in uno chignon.
«Hai visto che meraviglia?»
Anna parla sorridendo rilassata.
«Sì, abbiamo fatto bene a venire qui.»
Erika si sfila l'accappatoio restando in bikini. Le sue forme perfette e delicate rapiscono all'istante l'attenzione dell'altra. Senza fiato, scuote la testa e fa gesto all'amica di denudarsi.
Erika avvampa di rossore.
«Cosa? Ma se ci vedono?»
«Chi vuoi che ci veda, a parte qualche capriolo impiccione?»
Anna si sporge sul bordo piscina e prende il suo costume sventolandolo.
«Guarda qui, io sono nuda da un pezzo.»
Erika rimane in silenzio titubante. Osserva l'amica, seguendo la linea delle sue spalle, fino ad arrivare sul seno. Si passa la lingua sulle labbra, invasa da una fremente emozione. Lentamente, senza distogliere lo sguardo da Anna, si sfila la parte superiore del bikini. Avanza verso la piscina e la luce fredda del mattino le cade sul petto, esaltandone la carnagione pallida e i capezzoli turgidi. Scende in acqua e una volta immersa si libera anche della parte inferiore del costume. Nuota verso Anna e la raggiunge.
Anna le mette le braccia intorno al collo, il suo respiro si confonde a quello della compagna. Un canto univoco. Scioglie i capelli di Erika e li scansa dietro la schiena.
«Se fosse per me, resterei qui per sempre.»
«E allora, facciamolo.»
«Devi sposarti.»
«Non m'importa niente di Giulio.»
«A te no, ma alla tua famiglia sì.»
«Possiamo scappare. Io e te, insieme.»
Anna si sporge sul volto di Erika. Le lascia un bacio sensuale sulle labbra.
«Lo vorrei tanto, non sai quanto lo vorrei.»
Erika le sfiora la bocca con la lingua. Le accarezza il seno, soffermandosi sui capezzoli.
Anna fa scivolare le mani tra le cosce dell'altra, fino a immergere le dita nella sua intimità. Il gemito di piacere di Erika la fa sorridere.
«Sai che non riusciresti a vivere senza la tua famiglia.»
Le morde il lobo dell'orecchio.
«Lontana da loro, dalla tua vita di sempre.»
La bacia lungo il collo.
Erika smette di parlare e di controbattere. Per quanto la ami, per quanto la voglia con sé, sa che ha ragione e che non può sottrarsi alle maglie di una vita già decisa.

Erika adagiò le braccia intorno alla vita di Anna e fu come se il tempo si riavvolgesse su se stesso riportando nel presente tutto quello che erano state e che non sarebbero potute essere più. Si scostò con il viso.
«Ti amo, Anna.»
«Ti amo, anch'io.»
Erika prese una mano dell'amica e incrociò le dita con le sue.
«Ho provato ad abituarmi alla tua assenza, a convincermi che fosse tutto giusto ma...»
Si mise fronte a fronte con l'altra.
«Ma non ci riesco.»
Riprese a baciarla sulla bocca con la foga e l'intensità di chi non può smettere di sentire, di amare in modo assoluto.
«Sei l'unica cosa che voglio.»
Anna mosse piano le dita lungo il suo viso, come se fosse tornata a vedere in quel momento e avesse bisogno di capire, di sincerarsi che fosse reale. Che Erika lo fosse.
Isabella bussò di nuovo.
«Erika, Anna si può sapere che state facendo?»
Erika e Anna si voltarono di scatto all'entrata della camera. Videro la maniglia girarsi. Si scambiarono uno sguardo. Poi Anna corse alla porta e la chiuse a chiave.
«Erika, che succede?»
Erika aprì la finestra. Controllò che non ci fosse nessuno nei paraggi.
«Erika, fammi entrare!»
Anna la raggiunse. Si presero di nuovo per mano. Per un attimo, restarono ferme sulla soglia. 
«Erika!»
Sorrisero complici e corsero in giardino, dirigendosi verso l'uscita. La voce di Isabella divenne un'eco ovattato dalla distanza. A ogni passo compiuto da Erika, lo strascico si portava via lembi di terra ed erba. Il sole pioveva su entrambe le ragazze, simile a una goccia di rugiada.
Alle loro spalle, alcuni invitati raggruppati nel patio in attesa del matrimonio, le scorsero e sgranarono gli occhi increduli. Impiegarono qualche minuto per rendersi conto di cosa stesse accadendo e, quando tornarono presenti a se stessi, con ampi gesti delle braccia chiamarono Giulio.
L'uomo si precipitò fuori e si girò all'ingresso della proprietà. Allibito, non fu in grado di dire niente. Riusciva solo a fissare Erika mentre apriva il cancello. Il suo vestito da sposa con lo strascico rovinato e i capelli un po' scomposti dalla corsa. Si portò una mano sulla testa.
Erika si voltò nella sua direzione. I suoi occhi cristallini si aggrapparono a quelli di Giulio.

«Mi ami, Erika?»
«Sì, ti amo.»
Seduti sotto il patio della villa, Erika e Giulio si stringono le mani. Il vento primaverile soffia e scuote loro viso e sensi.
Giulio posa le dita sulla guancia della ragazza e la bacia. Erika ricambia il gesto ma prima di chiudere gli occhi un'ombra di dolore le fa piegare la bocca in una smorfia.

Erika abbozzò un sorriso e salutò il ragazzo con un movimento della mano appena accennato. Tornò a puntare l'attenzione alla strada e lasciò la villa al fianco di Anna. Dicembre, alla fine e nonostante tutto, era tornato, caldo e intenso come quella mattina di luglio.

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