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Buonismo e surrogati di realtà

Buon pomeriggio a tutti abitanti del blog! Oggi scrivo di pomeriggio perchè la mattina ero impelagata tra gli scaffali del supermercato alla ricerca dell'occorrente da portare in Umbria. Non sono molto abituata a fare la spesa, per cui mi ci è voluto parecchio a scegliere. Avete mai fatto caso a quante marche esistono? Duemila prodotti per ogni singola cosa. E come caspita si fa a decidere l'elemento migliore da prendere? Ho deciso che quando vivrò per conto mio assumerò una persona apposta per occuparsi delle compere dei generi alimentari! Con questo caldo poi è ancora peggio. Davanti al pc mi sciolgo come neve al sole.
Ho letto con piacere i vari commenti e la discussione è tutt'altro che chiusa. Tra le tante cose scritte ce ne sono state alcune che hanno determinato la natura di questo post. La prima è il volto di internet. Un luogo dove si vive un'esistenza più o meno parallela, una sorta di transfer di emozioni, pensieri, convinzioni. Un luogo nel quale è facile smarrirsi rincorrendo l'illusione di migliorare la realtà confondendola con un surrogato di essa. E' bello confrontarsi con i pareri altrui, parlare e conoscere gente distante anche centinaia di chilometri da te. Ma occorre tener sempre presente di trovarsi davanti ad uno schermo e che il più delle volte se proviamo a varcare la soglia tra i due mondi la delusione è cocente. Perchè? Semplice. Spesso conferiamo alle voci invisibili di una chat o di un blog le fattezze interiori ed esteriori che vorremmo ritrovare nell'altro nella quotidianità. Fare questo è pericoloso. Si finisce sempre col farsi "male". Con ciò non voglio dire di non dover mai varcare il limite virtuale, ma quando si decide di farlo bisogna andar cauti e non crearsi troppe aspettative. Se la conoscenza prosegue anche a contatto con la vita allora ne sarà valsa la pena, se si interrompe non bisogna farne un dramma.
La seconda tematica riguarda il buonismo dilagante praticamente ovunque. Basta con i peace and love, basta con i "vogliamoci tutti bene", basta con gli "aiutiamo i deboli". Sono ipocrisie vestite di carità. Se uno decide di sostenere gli altri non lo sbandiera ai quattro venti. E se si ha un punto di vista forte da esprimere, un parere diverso dalla massa bisogna comunicarlo. Il male del Novecento che ci trasciniamo ancora dietro è proprio quello della massa. Del pensiamola tutti allo stesso modo, del conformarsi ad un modo di vedere le cose identico a quello degli altri e solo per l'illusione di non essere emarginati. Nella città in cui vivo l'essere soldati di uno stesso esercito è il credo fondamentale da seguire e così se esci per strada vedi quattro o cinque gruppi di amici vestiti esattamente nella medesima maniera. Se ci scambi quattro parole separatamente ti rendi conto di quanto abbiano la mente fossilizzata nelle stupide idiozie propinate da chissà quale guru. Nessuno escluso. Ed è triste una società del genere. L'individualità sembra essere diventata l'utopia dei folli, mentre la retorica e i luoghi comuni il pane da consumare anche oltre la data di scadenza.
Mi piace questo spazio perchè va contro tali ideologie. Perchè qui ognuno può dire la propria senza timore di essere considerato strano. Qui possiamo essere meravigliosamente noi.
"La realtà nella sua pienezza contiene elementi che sfuggono ai nostri sensi (o agli strumenti che li aiutano) e che possono essere afferrati solo dal nostro pensiero". (Albert Einstein - Autobiografia scientifica).
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