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La letteratura. Ricchezza dell'anima.

Buongiorno! Un'altra giornata è iniziata. Questa mattina vi invito a rivalutare gli scrittori classici come Manzoni e a scoprire cosa si cela dietro l'apparente perfezione delle loro opere. Alessandro Manzoni soffriva di attacchi di panico, anche se nel periodo ottocentesco la scienza non era così progredita da potergli attribuire una simile definizione. Nel libro "Famiglia Manzoni" si legge che in certi momenti la terra pareva mancargli sotto i piedi, costringendo la moglie Enrichetta e sua madre a sorreggerlo. Era un uomo incapace di essere padre perchè lui non ne aveva mai avuto uno e in conseguenza di questo non smise mai di essere un figlio. Trascorreva gran parte del tempo chiuso nello studio a comporre e a correggere i suoi numerosi capolavori, quasi indifferente all'esistenza dei discendenti.
Leggere tale biografia è straziante. E lo è in virtù del fatto che i personaggi non vivono attraverso le parole dell'autrice, Natalia Ginzburg, ma nelle loro epistole. Concretizzandosi nella realtà letteraria e mostrandosi in tutta l'umanità di bambini prima e di adulti poi. Sono pagine intrise di dolore, in particolare quelle dedicate a Matilde, la più piccolina e condannata a rinunciare presto alla vita. Solitario il suo grido silenzioso rivolto al padre scrittore di poterlo rivedere almeno un'ultima volta. Voce muta smarrita senza essere ascoltata.
Stralcio di una lettera finale scritta da Matilde a Manzoni:
"...Sai che sono dei mesi che non mi scrivi, e non t'immagini che cos'è per me una riga tua? Tutte le mattine aspetto l'ora della posta proprio con smania; e mi dico sempre, oggi certamente avrò una lettera, e invece tutti i giorni non c'è nulla!..."
(Famiglia Manzoni - Natalia Ginzburg. Ed. Einaudi Tascabili)
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