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Il giorno del mio compleanno

Da bambina amavo il mio compleanno. E lo amavo perché era l’occasione per sentirmi “importante”. Unica. La principessa delle fate. Fin dal mattino il mondo assumeva tinte vivaci, colorate, entusiasmanti. Nulla avrebbe potuto rompere la magia. Quello era il MIO GIORNO. Il momento in cui tutti, nessuno escluso, nemici e amici, dovevano riconoscere, comprovare, sottoscrivere la mia esistenza. C’ero e ne ero orgogliosa.
Oggi non sono più capace di provare simili sensazioni. I trent’anni non c’entrano. Sono altri i motivi. Altre le problematiche. E’ come trovarsi tra le mani una chitarra e non sapere come suonarla. Accordare un pianoforte distrutto. Non so.
Sono un po’ strana, lo ammetto. Credevo che avrei vissuto questa data importante in maniera diversa, inseguendo l’illusione di chissà quale sorpresa. Ma al di là di tali stati d'animo ho voglia di raccontarvi una delle mie avventure fanciullesche.
Durante il primo anno alle scuole superiori scrissi una commedia teatrale. Una storia d'amore, simile a quelle dei romanzi rosa, con l'unica eccezione che la mia era totalmente folle! Assurda sotto tutti i punti di vista, sebbene allora mi sembrasse l'opera del secolo. Ero così convinta di quanto avevo concepito da organizzare provini per assoldare gli attori e un teatro per le prove allo scopo di mettere in scena lo spettacolo! Per fortuna non se fece più niente o avrei avuto ragione di temere uno stroncamento della carriera prima ancora del suo effettivo inizio?! Vi dico solo che uno dei protagonisti se ne va in giro a chiedere quale sia la cosa più importante della vita e la conclusione della sua ricerca è: la vita stessa!
Beata gioventù!
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