My Blog

Il rispetto verso chi crede: un parere

In relazione al mio post, "Il rispetto verso chi crede", pubblico il pensiero espresso da Johannes sull'argomento dibattuto.
" Oggi, definirsi credenti o meno è semplice. Ma l’esserlo non è un bene di consumo e il non poterlo barattare rende timorosi i fedeli e furenti gli atei, perché nonostante tutto, sappiamo di essere quello che siamo: finiti, limitati, soggetti al deterioramento nel tempo.
Ci comportiamo come tante trottole che girano su se stesse cercando un punto di equilibrio che non troveranno mai. Vorremmo avere il dominio di noi stessi e il controllo della vita propria e degli altri. E la nostra impotenza ci conduce in una furibonda lotta contro il mondo e gli uomini.
Pensare è diventato un lusso e l’unica certezza è quella degli oggetti. Tuttavia, paradossalmente ci ribelliamo ad un mondo ridotto ad un cumulo di cose, proclamando l’onorabilità della propria dignità di essere umano.
Essere cristiani, mussulmani, induisti o di qualsivoglia religione non è facile, come si potrebbe pensare perchè comporta delle regole da seguire, sacrifici e la consapevolezza che le nostre azioni hanno un valore enorme: faranno la differenza tra l’eterna vita o l’eterna morte.
Il messaggio di cui dovremmo farci portavoce ed esempio è di tolleranza, di perdono anche verso chi ci fa del male, è di sacrificio per il prossimo, di amore verso tutto. All’uomo viene chiesto di vincere sulla sua umanità. Non si ha il lusso di dire: « per me è giusto così» poiché non esiste un giusto a misura personale. Abbiamo anche un altro bellissimo e terrificante valore: il libero arbitrio. Siamo liberi di scegliere chi essere e come essere. Siamo liberi di credere e di non credere. Tutto è lasciato nelle nostre mani e le uniche regole sono quelle che noi decidiamo di concederci! Nel leggere le parole di Elys, ho riflettuto sul fatto che le persone attualmente lanciano continuamente invettive contro gli ecclesiastici, accusandoli di ogni più piccolo atto compiuto o pensiero espresso, senza riflettere che si ha l’autonomia di farlo: in molte società in cui la religione è anche legge, il dissentire può rappresentare una condanna a morte.
Posizioni giuste o sbagliate, la Chiesa ha un compito arduo in una società come questa: non è mai facile essere guida soprattutto se ad imperare è il valore dell’apparire e dell’avere. Nel nostro piccolo dovremmo scorgerlo in ogni più piccolo aspetto della nostra vita: i genitori, gli insegnanti, il direttore. Posizioni importanti alle quali chiediamo …e anzi pretendiamo…una linea, degli insegnamenti, delle regole, anche se dopo ce ne lamentiamo. È il processo di crescita. Il ruolo del clero non è tanto diverso. Comporta scelte difficili, spesso in contrasto con le tendenze. Il confronto è giusto, ma non lo è la distruzione. Difficile è capire, è rapportarsi, ammettere i limiti.
Mi permetto di ricordare padre Pio e Madre Teresa di Calcutta e tutti coloro che hanno donato la loro vita al servizio del prossimo senza chiedere nulla in cambio e in completa povertà. Di fronte a loro, anche coloro che si professano atei dovrebbero inchinarsi e riconoscergli la grandezza morale. Da qui scivolo nel mio universo personale…dove i confini si sfumano e a parlare è il cuore. Un cuore che freme ad ogni sussulto di vento, ad ogni tramonto…e penso a quanto il mondo intorno a noi sia caduco e inconsistente…a come ogni estate lasci spazio all’autunno. Penso a tutto ciò che possiamo toccare con le nostre mani e a come potremmo considerare pazzi coloro che ne negano l’esistenza… pazzi coloro che dicono che non è vero il calore del sole, la solidità di una roccia, i colori e il profumo dei fiori che spuntano nel verde. Noi li vediamo e li percepiamo. Ma non tutto si vede o si tocca. Eppure esiste.
Penso alle lacrime di fronte alle persone che se ne vanno. Ai sorrisi per una battuta comica. Alla disperazione dell’essere soli e al bisogno dell’altro, quasi in un’intima condivisione.
Penso alla nostra continua ricerca e alle continue perdite. Alle delusioni, alla felicità e all’orgoglio. A quanto possiamo essere tutto e niente.
Penso a quanto una melodia possa essere creazione. Armonia. Suoni inconsistenti che diventano voci nel momento in cui s’incontrano. E anche noi uomini siamo così. Corde che non hanno senso suonate separatamente, ma sono capaci di toccare il cielo quando sono vibrate insieme.
E anche coloro che si dichiarano atei, quando ricevono un sorriso da un bambino, quando una carezza sfiora le loro guance, quando hanno qualcuno accanto che stringe la loro mano nel dolore o quando hanno una piccola forza dentro che li fa andare avanti, hanno conosciuto quello che noi chiamiamo Dio. Tutto il resto è solo inerzia
".
Foto tratta da www.sfondi.org
Posta un commento

Deserti di cioccolato Designed by Templateism | MyBloggerLab Copyright © 2014

Powered by Blogger.