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Nuvole e sale

Certe volte è sufficiente mettersi la musica nelle orecchie, chiudere gli occhi e lasciare che la tastiera del computer si muova all’unisono con le dita. Unione perfetta di una canzone altrettanto perfetta. Il resto del mondo svanisce assorbito dalla melodia e a te sembra di scivolare lentamente nella tranquillità ricercata a forza di tentativi. Un giorno dopo l’altro. Un momento dopo l’altro. Minuti spesi a chiedersi mille perché, nell’illusione di ottenere risposte inesistenti, destinate a chiarificarsi soltanto abbracciando la vita, in un camminare avanti sempre e comunque. Al di là del dolore. Della paura. Dei timori e delle insicurezze accoccolate sulle spalle. Pronte a morderti l’anima alla prima fallace distrazione. Stasera scrivo un po’ a flusso di coscienza. Mi rendo conto che quanto annoto è difficilmente comprensibile, potrebbe anche darsi che domani mattina, di fronte ai riverberi del sole, cancelli tutto quanto ritenendolo solo il delirio di un momento notturno. Non capisco bene le parole ascoltate, ma queste note mi trascinano nel cuore la sensazione di un’attesa. Attesa di incontrare in una qualunque giornata occhi indimenticabili. Sguardo d’emozione. Tremore dei sensi. Un ritrovarsi a vicenda anche se in realtà non ci si è mai persi. Si può solamente conoscere ed incontrare. E allora le lettere potrebbero acquisire un senso. Allora, forse, potrei tornare a scrivere di quell’amore divenuto estraneo. Tutti noi abbiamo una casa in cui stare, grande o piccola. Affetti ai quali aggrapparci per non cadere nell’ignominia più assoluta. Siamo pezzi di nuvola alla ricerca dei raggi del sole. Io lo sono. Di colore bianco terso, con sfumature pastello.
Foto di Piermario
(Licenza Creative Commons)
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