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Io credo nei fantasmi (lettura consigliata solo ai temerari)

Io credo nei fantasmi. La signora al piano di sopra lo ripeteva sempre quando ero una bambina. Era sufficiente passare accanto alla sua porta per vederla spuntare fuori, mezza coperta da una pesante coperta di lana, mentre ripeteva all'infinito quella frase. Una cantilena stonata. Ovviamente la nomea guadagnata tra gli inquilini della nostra scala, era quella di "matta", di "strana", insomma di una da cui era meglio stare sufficientemente lontani. Avendo poco meno di dieci anni ed una fervente fantasia, risultavo piuttosto incline a credere a tutto quanto sentissi intorno a me. E quindi mi convinsi di avere di fronte un caso da studio. Una pazza che aveva la casa appestata (da ragazzina non conoscevo bene la differenza tra "appestata" ed "infestata") dagli spiriti. Di mattina oppure di sera non aveva importanza, mi suscitava sempre un enorme terrore e se malauguratamente mia madre mi spediva da lei a chiedere in prestito del sale o un cerino (da noi le cose si perdevano con una facilità da guinness) mi munivo di tutte le "armi" necessarie per difendermi da eventuali attacchi invisibili. Crocifisso. Aglio. Paletto. Questi ultimi due oggetti non li portai più non appena un amico di scuola mi fece sardonicamente notare che servivano contro i vampiri e non contro anime irrequiete. Io credo nei fantasmi. Immobile sulla soglia mi osservava e diceva quelle parole. Odiavo quelle parole! Suonavano alla stregua di una sentenza di condanna all'inferno! Impaurita mi sfregavo le mani, pestavo i piedi per terra, mi guardavo intorno pensando "se mi succede qualcosa, se mi succede qualcosa, se finisco in un'altra dimensione, se mi rubano il cuore mamma capirà che le cose deve ricordare dove caspita le mette!". E alla fine quando la donna mi dava quanto richiesto, scappavo via veloce, scendendo le scale talmente rapida da rischiare, in più di un'occasione, di rompermi l'osso del collo. Io credo nei fantasmi. Non so se fosse vero o meno quanto affermava. So solo che di notte, nel tepore delle coperte, esattamente sopra la mia camera, sentivo voci sconosciute. Voci che non somigliavano a creature umane. Voci lontane. Da quell'appartamento non usciva nè tantomeno entrava mai nessuno.

Foto di Revod
(Licenza Creative Commons)

N.B.
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