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Malinconia di un giorno d'estate

Pensavo ad una cosa. O per meglio dire, ad una delle tante che navigano nella testa in tutti i miei giorni. Soprattutto quando trascorri la maggior parte del tempo a studiare periodi letterari lontani milioni di anni luce dai tuoi e senza rendertene conto ti affacci alla finestra e vedi il sole prossimo a svanire oltre la linea di un orizzonte acerbo. D'altronde un tramonto in città, non può paragonarsi ad uno visto tra le zone boschive della montagna, dove la natura pare ancora dominare ogni elemento esistenziale. Pensavo ad una cosa. E' molto semplice per chi ha incontrato l'amore suggerire l'attesa e il non scoraggiarti. E' molto semplice per chi non ha dovuto accatastare nella cantina dei propri ricordi delusioni d'amicizia una di seguito all'altra, sussurrare "non demoralizzarti". E' molto semplice correre sul filo del rasoio e ripiegarsi dentro se stessi, in un gomitolo d'emozioni raccolte nel timore di regalarle ad altre persone indegne di riceverle. E spesso ho paura di chiudermi talmente, di mordere talmente chiunque tenti di toccarmi il cuore, che non so più quale sia la maniera giusta di affrontare il prossimo. Fortuna che alla fine il mio essere istintuale prevale ed io riesco ad afferrare qualche mano, sebbene sempre con assoluta riserva. Le mie parole non sono un rimprovero verso chi consiglia di non arrendersi, verso chi dice "arriverà" o "arriveranno". Io credo sul serio che sia più facile dispensare tali affermazioni quando si ha accanto chi amare.
Pensavo ad una cosa. Oggi sono malinconica.


Foto di Lui Lui
(Licenza Creative Commons)
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