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A proposito di me

L'accettazione di se stessi, il riconoscimento dei propri limiti e delle possibilità intrinseche possedute è il passo fondamentale che ciascuno di noi dovrebbe fare per vivere in armonia con il mondo. Ma quando si è circondati da una società ipocrita diventa abbastanza complicato riconoscersi nel riflesso di sè. Non voglio essere ripetitiva nè pesante, tuttavia mi viene da sorridere con sarcasmo nel leggere "della nuova polemica" dilagata sull'anoressia dopo l'elezione di una Miss Italia...che indossa una 38! E' l'eterno paradosso dell'Italia. Piangiamo e ci disperiamo per le cose storte, siamo pronti a puntare il dito su famiglie "cattive", "amicizie sbagliate" e via dicendo, senza voler comprendere la radice del vero problema. Se io non avessi avuto un carattere così forte, se avessi avuto solo meno amor proprio, se fossi stata priva di un pò di sano egocentrismo, convincimento di me e via dicendo, sarei potuta diventare anche io una di quelle ragazzine "pro ana". In passato non ero esattamente come sono ora. Avevo problemi di peso e in nome di questo sarei stata disposta a fare qualsiasi cosa pur di poter indossare vestitini minimalisti. Addirittura diventare anoressica era il mio sogno! Un sogno per fortuna mai concretizzato. Il mio non sentirmi parte degli altri non derivava da disagi familiari e anche quando tentavo di dirmi "vai bene pure così", alla fine se entravo in un negozio ogni convincimento si distruggeva. Così l'unica soluzione restava quella di restar lontana da certi ambienti. Restava quella di inneggiare "l'odio per il cibo" al mio animo stanco. Mi definivo "una magra" dentro il "corpo di una grassa". Io non mi appartenevo. Al compimento della maggiore età, qualcosa si spezzò. Non ne potevo più. Andai da un dietologo bravissimo (e molto scrupoloso) e persi quanto avevo d'eccesso. Di quei giorni mi è rimasto l'orrore d'ingrassare, del non essere mai pienamente soddisfatta del risultato, di dover migliorare sempre, d'inseguire alle volte una perfezione impropria per l'essere umano. E' da poco che riesco a gestire tutto questo, che riesco a vedermi realmente per quello che sono, con difetti ma anche con molti pregi. Perchè il dramma di chi naviga in certi mari è quello di non sapersi osservare con imparzialità. Si è sempre o di più o di meno. E a me non serviva a niente, non sono mai servite a niente le avance degli uomini, i loro sguardi appassionati per capire d'essere bella, i complimenti degli amici. Io ero il supremo giudice di me stessa. Io solo potevo dire "ok". A trent'anni, con la consapevolezza che ho di ciò che valgo esteriormente ed interiormente, quell'avvocato delle cause perse l'ho mandato in pensione. Sebbene, ogni tanto, tenti di risorgere facendosi beffa delle mie certezze.

Foto di Confusedvision
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