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La mia ispirazione


Scrivo fin da quando sono bambina. Iniziai a farlo attraverso un piccolo diario di Poochie regalatomi da mia zia e proseguii su quadernoni, quaderni, fogli sparsi. Allora i computer non erano come quelli odierni, esisteva il vecchio commodor 64, da me usato esclusivamente per giocare. Potevo trascorrere intere ore ad imbrattare la carta d'inchiostro subendo svariate "influenze" soprattutto derivanti dalla televisione e dai libri che leggevo. Amavo creare storie dove si contretizzavano i miei desideri. Aspettative di vita ancora irrealizzate. Rileggere quanto e come scrivevo nel passato mi suscita sempre molto divertimento, soprattutto a proposito di un'idea rimasta tale per fortuna! Ovvero la rappresentazione di una commedia, con tanto di teatro affittato e attori rigoramente selezionati con i provini. Non so quale sarebbe stata la reazione del pubblico se avessi portato avanti il progetto, immagino avrebbero riso dall'inizio alla fine...nonostante il finale "tragico".
Oggi la mia ispirazione si nutre di ben altri argomenti. Di ben altre visioni del mondo. L'amore ha uno sguardo disincatato ma mai privo di speranza. La lotta per l'affermazione personale, per trovare il proprio posto nel mondo è il fondo segreto di quasi ogni storia. L'orrore della guerra, di ciò che si perde in nome degli ideali, falsi o veri che siano, fa spesso capolino in vicende surreali o d'impasto più realistico. Credo ormai di poter dire che il mio genere sia esattamente quello di "Storie di vita", quello sociale, quello che narra l'esistenza umana in tutte le sue mille sfaccettature. Non so esattamente dove nasca l'idea per un racconto o per un libro. So che di solito si presenta nella testa e nel cuore un personaggio, da lui risalgo al plot narrativo che si delinea a mano a mano che lo butto giù. Non parto mai con qualcosa di definito dall'inizio alla fine e anche se lo faccio poi subisce inevitabilmente cambiamenti in corso perchè i protagonisti vivono dentro di me ed io seguo il loro personale sentire. Naturalmente con un romanzo è diverso. Là mi focalizzo i punti principali e creo di volta in volta una scaletta dei capitoli. Con "Luis" è andata così. Mi venne in testa il suo nome altisonante Luis Fernandez De Cordoba e poi il resto. Suo padre. I suoi amici. I loro vissuti. Tutto. Sembrava un'orchestra in cui ognuno svolgeva un ruolo preciso e io SAPEVO di non poterli mandare in nessun altra direzione. Idem per Geremia. Idem per il Trapezista. Per qualsiasi cosa crei. Un elemento fondamentale per la concentrazione è la musica. Cuffie nelle orecchie, pezzi accuratamente selezionati per la scena che debbo elaborare e via. Nella mente le immagini come in un film, sullo schermo le parole intrecciate di promesse mantenute.

Foto di Biblioragazzi
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