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L'arte italiana deve rinascere


La società d'oggi non offre spazio a chi è dotato di vero talento. In qualsiasi campo artistico si guardi il risultato è quello di assistere all'affermazione di gentaglia senza capacità ma che va avanti in virtù del nome di famiglia o grazie alle conoscenze che li ergono sul gradino dei "grandi". Si dice che il mondo editoriale è in crisi. Che l'italiano medio legge poco. Vero. Verissimo. Ma ci si sofferma mai a riflettere su dove risieda veramente il problema? Io direi di no. Prima di tutto occorrerebbe rendersi conto che la cultura del nostro bel paese è morta da chissà quanto in nome della praticità, dell'utile e soprattutto del guadagno. Ogni campo è piegato a questa precisa esigenza. Persino la letteratura. Spicciola. Senza più poesia. Priva dell'intensità sentimentale o comica riscontrabile in altri artisti passati. Qualche buon esempio di scrittori, poeti e pittori ancora degni di questo nome ce ne sono, per fortuna, ma purtroppo sono spesso surclassati nella mente delle persone da idoli del momento balzati alla ribalta in virtù di testi o quadri dal carattere esclusivamente retorico e commerciale. Di chi è la colpa? Di TUTTI. Di TUTTI. La responsabilità non sta mai da una parte sola e se un editore preferisce fare affidamento su autori più di nome che di fatto è perchè fiuta il gusto del popolo, volto esattamente in quella direzione. Se si va in giro a chiedere "cosa preferisci ti venga regalato per Natale, un libro o un paio di scarpe?". La risposta che si riceve è piuttosto ovvia. Si può ricercare nell'ambito delle facoltà umanistiche e di gruppi d'intellettuali un pubblico di lettori decenti, amanti veramente della parola scritta, ma il loro numero è veramente esiguo rispetto al resto. Occorrerebbe rieducare la gente a comprendere l'utilità intrinseca in un'opera d'arte a partire dalla scuola. Non assegnando libri di narrativa da leggere durante l'estate. L'imposizione è sempre un'imposizione. Piuttosto modificando l'approccio alla materia, svelando che Manzoni, ad esempio, non è il PIZZOSO autore dei Promessi Sposi, ma un UOMO che ha trascorso cinquant'anni, ripeto cinquant'anni della sua vita a creare un romanzo senza mai esserne completamente soddisfatto, perchè era dannatamente perfezionista. Incapace d'essere padre poichè non aveva mai smesso d'essere un figlio (consiglio vivamente la lettura di Famiglia Manzoni di Natalia Ginzburg). Ammalato di attacchi di panico, anche se all'epoca non si conoscevano in questa dicitura moderna. E ancora mostrando in una luce nuova l'Orlando Furioso dell'Ariosto, un poema in cui la comicità domina incontrastata. Facile da capire anche a chi non è avvezzo alla lingua del cinquecento. Vi sembra normale che un cavaliere impazzisca per amore a tal punto da distruggere, anzi, sdradicare alberi su alberi, pietre su pietre tanto da inquinare irrimediabilmente un fiumiciattolo? Che uccida in un impeto di follia omicida dei poveri pastori andati da lui per vedere da chi era provocato il frastuono udito? Vi assicuro che è meraviglioso.
Ecco se s'insegnasse agli studenti ad amare il passato lontano e recente, forse si riuscirebbe a scatenare l'interesse per la contemporaneità e allora magari si ricomincerebbe a dare maggiore considerazione ad autori emergenti dotati di talento. Capacità. Fantasia. In grado di suscitare emozioni reali senza bisogno dell'ausilio delle immagini. Ad ogni arte il proprio legittimo campo.

" Conosco io pur queste note:
di tal'io n'ho tante vedute e lette.
Finger questo Medoro ella si puote:
forse ch'a me questo cognome mette ".
(Ariosto - Orlando Furioso - Canto XXIII)

Foto di soheir
http://soheir.deviantart.com/
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