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Cantilena d'un mondo che si smarrisce

Polaroid scattata nel grigio torpore d’una giornata invernale, ascolto i rumori d’un mondo immutabile. Ascolto il tempo che trapassa i vestiti degli stolti riducendo a brandelli carne e pelle. Olocausto di valori. Olocausto di coscienze. Sangue gettato via nel fiume caldo di grida spente. Discorsi abbandonati sulle labbra di chi ha ancora il coraggio di CHIEDERE. Di porre DOMANDE febbricitanti perché calpestate dall’assenza di risposte decenti.
Si assiste allo scempio del rispetto assoluto da offrire alla vita. Si assiste allo sbandieramento d’improbabili credo recitati da vergognose masse armate d’armi e di follia.
La terra assorbe l’orrore e lo restituisce nelle vestigia di pianti. Urla. Barbarici assembramenti. Lapidi di nomi innocenti. Lapidi d’INNOCENTI.
Ho sentito qualcuno dire “la guerra è laggiù”. Ho sentito qualcuno dire “la guerra, per fortuna, non sta qui”. Ho sentito qualcuno dire, divorato da improvvisa angoscia, “la guerra è qua”. Dentro casa nostra. Soggiace silente negli animi d’uomini indegni pronta ad emergere. Acqua straripante oltre argini maligni.
La devastazione s’assomma ad altra devastazione. Le città divengono l’evoluzione dei campi di sterminio dove regna, dominatrice incontrastata, la legge della VIOLENZA. E sembriamo fatti d’odio anziché d’amore e civiltà. Sembriamo fatti di rancore anziché di capacità di perdonare o di capire. Spiegare per punire giustamente chi ha commesso errori. Anche imperdonabili. Non si possono gettare nuove spine in un campo tempestato da trappole d’acciaio.
Annientamento. Speranza che si smarrisce nell’oblio d’esistenze mutilate da se stesse.
Niente discorsi. Niente giustificazioni. Solo vergogna.

Foto di TiaDanko
www.deviantart.com
http://tiadanko.deviantart.com/
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