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Il cacciatore di aquiloni


Ieri ho terminato di leggere Il cacciatore di aquiloni. Un'opera che fino alla fine è stata capace di tenermi in sospeso, coinvolgendo mente e cuore in una vicenda dalle tinte profondamente drammatiche. Ti tocca le corde dell'anima se consenti alla storia di prenderti per mano, facendoti scivolare nell'antro d'esperienze tese a mostrare varietà infinite di sentimenti e sensazioni. Amir e Hassan. Due bambini uniti da un diverso eppure identico destino. Due bambini obbligati a fare i conti con l'improvvisa, inaspettata, distruzione del proprio tempo dei giochi. Scelte errate. Divisione. Scompenso. Rimorso. La guerra. Devastante e gigantesco verme in grado di fagocitare in un colpo solo speranze, illusioni, vagheggiamenti. Ogni pagina toglie quasi il fiato. Ogni pagina ti spinge meschinamente a chiederti "dove sia finita l'infanzia di tanti ragazzini". Ogni pagina ti spinge a fare i conti con la consapevolezza che il cieco bisogno d'affetto paterno può condurre nel baratro senza fine dell'assenza di giustizia, coraggio e onestà vera. Non ho amato il protagonista, neanche alla fine. Ho compreso i suoi gesti, questo si. Ho apprezzato il tentativo di riscattarsi e di ripulirsi la coscienza dallo schifo in cui l'aveva fatta piombare barbaramente nel passato. Ma non sono riuscita a digerire l'ennesimo errore. L'ultimo. Quello che ha compromesso, per l'ennesima volta, il futuro d'un innocente.

- Mi guardò con occhi interrogativi: «Farei cosa?»
«Ingoiare un rospo se te lo ordinassi». Sapevo di essere crudele, come quando lo prendevo in giro perché non conoscevo il significato di una parola. Ma era affascinante prendere in giro Hassan, un po’ come quando torturavamo gli insetti. Solo che in quel momento la formica era lui e io tenevo in mano la lente d’ingrandimento.
I suoi occhi studiarono a lungo il mio viso. Era come se a un tratto ci stessimo guardando veramente. E allora successe: la sua faccia cambiò. O meglio, non cambiò, piuttosto vidi improvvisamente due facce, quella che conoscevo, che rappresentava il mio primo ricordo, e una seconda, nascosta sotto la superficie. Non era la prima volta che succedeva, e sempre ne provavo sgomento. Durava per una frazione di secondo, ma abbastanza per lasciarmi la sensazione di averla già vista da qualche parte. Poi Hassan sbattè le palpebre e tornò a essere semplicemente Hassan.
«Se me lo chiedessi lo farei disse fissandomi». Abbassai lo sguardo. Ancora oggi ho difficoltà a guardare negli occhi persone come Hassan, che pensano veramente quello che dicono. -
(Khaled Hosseini - Il cacciatore di aquiloni - edizioni Piemme)


Foto di Benia108
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