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La casa dell'infanzia


La casa dove abitavo nell'infanzia mi è rimasta nel cuore. Si trovava vicino al centro della mia città. Un palazzo di dieci piani con un grande portone attraversato da un lungo corridoio avana - marrone. Quando rincasavo spesso correvo calpestandone il mattonato e arrivando trafelata al pianerottolo, in cui facevano bella mostra di sè due ascensori con le porte in acciaio, mi mettevo in punta di piedi e spingevo il pulsante tondo.
L'interno dell'appartamento era caratterizzato da un'ampia veranda affacciata direttamente sui giardini pubblici, teatro dei miei primi tentativi d'imparare ad andare in bicicletta senza rotelle e con una camera nella quale di sera, accendevo una piccola luce a forma di faccia di pagliaccio, per scacciare i demoni notturni. Mostri fantastici nascosti, secondo me, negli antri più oscuri dell'armadio. Era tutto molto luminoso di giorno, perchè il sole s'introduceva prepotente dalle grandi finestre, giocando a fare il re su ogni mobile o suppellettile capitato sotto il calore dei suoi chiari raggi. Ricordo ancora con piacere la domenica mattina. La felicità per poter stare con i miei genitori (nella settimana lavoravano), in ferie dai pressanti impegni scolastici. Una perfezione che accompagnavo con una sveglia mai tarda, sollevando tutta la saracinesca e sgattaiolando, quando potevo, da mamma e papà per sollecitarli a non poltrire troppo a letto. A Natale, invece, mi precipitavo nel salone dove di solito giacevano i regali scartati la notte precedente e ancora emozionata li studiavo attentamente uno alla volta, cercando di catturare i loro singoli dettagli. Quasi avessi temuto di cancellarli troppo in fretta dalla mia memoria di bambina.
Non ho mai dimenticato, a discapito del tempo sempre pronto a corrodere, quegli anni. Spesso li sogno. E quando accade mi alzo con un sapore sereno sulle labbra.


Foto di SaraBunny
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