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Nonno, poeta del vissuto


Nelle lunghe passeggiate fatte con mio nonno, mi piaceva ascoltarlo narrare le vicende del suo passato di guerra. Fatica. Sudore. Senza mai lasciarsi attraversare dall'ombra della resa, dall'impressione di un pensiero debole. Sapeva farsi amare. Sapeva farsi rispettare. Sapeva come affrontare il dolore e assaporare la felicità di attimi vissuti intensamente. Qualcuno dice che una piccola parte del mio carattere testardamente volitivo derivi da lui. Eredità scoperta crescendo. Regalo cucito nell'anima con i fili del ricordo e della consapevolezza di me. Di noi. Di un'intera generazione d'uomini. Sangue mescolato al sangue. Passato e presente saldamente fusi l'uno nell'altro.
Seduto oltre la soglia del balcone, investito dai caldi raggi solari di strenue estati, trascorreva il tempo ad osservare la gente camminare, come se da quello studio attento potesse cogliere il senso di ogni loro singolo respiro. Era un poeta della quotidianità. Uomo raro. Uomo capace di tessere le lodi di una pioggia inattesa senza necessità d'innumerevoli parole, perchè spesso un silenzio è più eloquente d'ogni discorso intarsiato d'avorio.
Oggi lo voglio ricordare così. Mollemente adagiato sulla sua poltrona mentre una casa silente l'abbraccia nelle sue segrete promesse.


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