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E m'immobilizzo davanti a lui


Io m’immobilizzo. Sì, io m’immobilizzo davanti a una persona che mi piace. Eppure ormai dovrei essere donna. Eppure ormai dovrei sapere qual è la formula giusta, quella speciale, quella unica, per capire. Osservare. All’occorrenza conquistare. Dovrei ma non ci riesco. Impacciata nei gesti, mi muovo confusa e parlo, rido, scherzo. Tranquilla. Nonostante il cuore si smarrisca in quegli occhi verde acqua, incapace di capire per quale motivo debba sussultare e fremere e trepidare. I sentimenti sono così, anche se l’avevo dimenticato. Un fiume sottopelle pronto a schiaffeggiarti in piena faccia quando meno te lo aspetti.
Non posso permettermi il volitivo coinvolgimento in certe emozioni. Finirei col farmi male, come al solito. Come sempre. E sono stanca di ballare sola in mezzo ai tavoli di una pista fredda. Un conto è sostenere sguardi non vagheggiati, un altro è restare impettita nella posizione assunta senza vincere lo slancio per una sillaba in più. Un gesto sufficiente a immettere luce là dove scorgi solamente ombra.
È una dolcezza d’attimi inconclusi quella che si avverte quando ti trovi di fronte alla consapevolezza di un’indifferenza decaduta verso gli altri. Verso di lui. Verso chi non dovrebbe suscitarti nulla. Nel giro di un secondo ho viaggiato per mari lontani, terre sconosciute, deserti di foreste, attraversata dalla possibilità. Ma la paura l’ha frenata questa possibilità. Perché a me non potrebbe andare bene e non sono capace a rischiare di mio, accettando un rifiuto. Non ce la faccio. Non ce la faccio a mettere ancora in gioco quest’anima. Quindi per il momento me ne resto qui, nel mio oceano. Spaventata.

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