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L'anno che finisce


C'è sempre un grande fervore nell'attesa del Capodanno. Eccitazione per l’evento, intenzione di dare sfoggio del meglio o del peggio di sé (dipende dai punti di vista), desiderio di mostrarsi meravigliosamente luminosi nei propri abiti scintillanti di vanesie poesie. Io non so come andrà la serata. Non so se mi divertirò o annoierò dopo dieci minuti. Non ho la necessità di correre all'acquisto di chissà quale maglietta strampalata, da indossare in un'unica occasione. Eppure la città sembra vivere solo nell’attesa di questo giorno. Lungo il vialone principale, la gente si affastella l’una sull’altra per cercare il dettaglio utile a emergere dalla massa. Ma serve davvero l’esteticità per prevalere? Serve davvero uno sciocco oggetto materiale per imporsi all’attenzione del mondo? Io non credo. Non credo che una canottiera scollata ai limiti della decenza, possa dipingere una donna a gran donna. Non credo che una gonna extra mini serva a far sentire chiunque una modella. Io amo l’eleganza e la sobrietà. Non digerisco l’eccesso e la volgarità. Ma è un mio gusto personale, assolutamente criticabile.
Se ora penso a un quaderno bianco da riempire, mi viene voglia d’imprimerci sopra tutte quante le cose brutte e tristi di quest’anno che se ne va. Mi viene voglia di scriverci una preghiera per coloro ritenuti incapaci di avere fede in Dio e per quelli alla ricerca di speranza o fiducia nel domani. Mi viene voglia di scriverci sopra i nomi di quelli cui va il demerito di avermi fatta soffrire. Nomi da cancellare con forza. Nomi da dimenticare. Mi viene voglia di disegnarci un sorriso da donare a chi non ha più voglia di averne, a chi se l’è scordato, a chi ha paura dei sé. Mi viene voglia di scriverci un augurio per un 2008 sufficientemente sereno, senza troppi scossoni e ostacoli d’abbattere, per le persone cui voglio bene. Mi viene voglia di scriverci un monito per me. Il monito che dovrei portarmi dentro sempre. Per non cedere quando ho la sensazione di cadere. In basso.
Dunque, auguri a tutti i miei viandanti. Agli amici. Ai parenti. Ai genitori. Ai “compagni virtuali” di questo piccolo universo. Non posso abbracciarvi tutti, ma immaginate che lo stia facendo.


Foto di Zoroastro
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