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Dove stiamo andando?

Si arriva al sabato con tanti pensieri nella testa ma soprattutto con la voglia di staccare la spina fino a lunedì, quando tutto ricomincerà con la solita frenesia del tempo che scorre e non ha intenzione di adeguarsi alle tue stonate esigenze. Oggi coccolerò me stessa, ricaricando le batterie scariche, volutamente non pressata da impegni di alcun tipo, a parte quello di assecondare IL MIO SENTIRE. Dopotutto una volta ogni tanto è giusto ignorare il mondo che gira, allontanando la miriade di sassolini ammucchiati nelle scarpe a rammendarti mille forse.
E visto che ci sono, qualcuno lo voglio tirare fuori definitivamente, senza esagerare ché la gente non sa mai di avere la coda di paglia, a parte quando glielo fai notare. Così parlando del passato, dei lavori belli ma finiti, ho capito d’aver perso due ottime occasioni di ribalta causa incapacità di superiori. Ho capito d’essere brava a spingere un’attività culturale, d’avere buone idee ma questo non basta se non c’è al vertice chi è dotato di una competenza adeguata da voler anche rischiare quando occorre. Non c’è stato rispetto nei miei confronti e per tutta la fatica fatta, per l’abnegazione dimostrata. Menefreghismo e silenzio sì, ma non rispetto. Se avessi avuto l’agognato denaro in quantità sufficiente, avrei preso in mano le redini delle cose e forse ci sarebbero state conseguenze diverse. Già. Dannati soldi. Tutto gira intorno a loro. È stucchevole pensare di persone impegnate a lagnarsi per un lavoro di durata determinata, quando hanno la fortuna di trovarne comunque subito un altro terminato quello in corso. Il precariato è la realtà dell’Italia di oggi. Una realtà difficilmente annullabile visto l’andamento del paese.
Si succhiano energie, si spendono sogni, si rincorrono illusioni. Questa è l’unica certezza che possiamo avere. Mi ricorda molto la condizione dei braccianti medievali, quando sostenevano tra pagine di storia in rotta col futuro “non possediamo altro se non le braccia con cui lavoriamo”. In America funziona diversamente, sebbene lì le sfumature non esistano proprio. O sei benestante o sei povero ricoperto di debiti. Però la bilancia paradossalmente è equilibrata dalle opportunità offerte a chi ha talento e volontà d’emergere. L’abbiamo visto con Muccino, ascoltato dalle sue medesime parole, quel basta avere un’idea buona che te la fanno realizzare. Là la scrittura conta qualcosa. Là non funziona come qui dove appena giri l’angolo inciampi nel truffatore di turno. Ed è veramente triste considerati i nostri grandi geni artistici.
Se un Pirandello potesse leggere qualcosa di contemporaneo (gli osannati “casi letterari”) gli scapperebbe un sorriso ironico. Uno di quelli suoi. Se Edoardo De Filippo s’affacciasse a vedere cosa propone il cinema scuoterebbe la testa rammaricato. L’arte sta morendo. Eppure tantissimi talenti inascoltati potrebbero risollevarla in un attimo. Onore a quei pochi ancora in grado di riconoscerli.



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