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James Hutton

Girovagando tra le pagine del libro alla ricerca degli stralci da postare per darvi un'idea, seppur vaga, dei personaggi è piuttosto complicato. "Luis" è costruito come un puzzle, per cui seminando le notizie qui e là, diventa un'impresa trovare parti "illibate" dove non viene svelato il contenuto principale e fondamentale dell'opera.
Oggi conosciamo uno dei due amici di Luis Fernandez, James Hutton. Un ragazzino di colore cui è andata, fin dall'inizio, tutta quanta la mia stima.


(...) Quando il sole tramontava Harlem diveniva ancor più pauroso ed inclemente. Le mura in decadenza, gli alberi stecchiti, l’immondizia accatastata agli angoli delle vie, i gruppi di bande rivali pronti a scontrarsi per la conquista di una parte di territorio o per vendicare i propri caduti, le prostitute in attesa di vendersi al miglior offerente, dipingevano nell’aria invisibile i contorni di un mondo fuori dal mondo. Una sorta di dimensione infernale nella quale le madri tenevano in casa i bambini nel timore che se fossero usciti non li avrebbero più rivisti. Ma la situazione di James Hutton era molto diversa da quella degli altri, o meglio, era molto più simile a quella della metà delle famiglie americane.
«Un ragazzo poco seguito che manifesta chiari segni di violenze domestiche. Disattenzione a scuola. Irrequietezza. Isolamento. Scarsa capacità di inserirsi in gruppo». Quando lo psicologo della scuola aveva scritto il giudizio conclusivo della visita condotta sul ragazzino, era perfettamente consapevole che nessuno si sarebbe presentato nel suo ufficio per discuterne e cercare di trovare una soluzione. Per studenti come quelli il futuro, nella maggioranza delle volte, offriva solo il carcere e una morte prematura. Erano il cibo preferito dai teppisti.
Nonostante tutto, però, non aveva mai visto James lamentarsi, cedere e desiderare di distruggersi nell’ultimo disperato tentativo di ricevere attenzioni. Stringeva i denti e andava avanti sostenuto da chissà quale strana speranza. Diceva di credere in Dio e che Dio prima o poi avrebbe trovato un posto anche per lui. Tutti avevano un posto giusto dove stare. Bello o brutto che fosse. Chissà, magari era tale forza d’animo che aveva spinto il medico a nascondere la cartella clinica dietro la supplica di non chiamare gli assistenti sociali. Era una cosa che andava contro qualsiasi etica professionale, lo sapeva, ma sapeva anche che entrare in un “determinato circolo” di denunce spesso e volentieri fruttava solo guai per il bambino. A quell’età nessuno era disposto ad adottarli e così finivano per essere sbattuti da un genitore affidatario all’altro (...).

Foto di Logann

N.B.
Luis è un libro depositato alla SIAE. Quindi ne è SEVERAMENTE VIETATA qualsiasi tipo di riproduzione totale o parziale.
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