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Luca ed io


Luca l'ho conosciuto a scuola. Me lo ricordo ancora il primo giorno all’istituto agrotecnico della mia città. Un edificio, tra tanti, immerso nella quiete della natura. Una classe composta in prevalenza, anzi quasi totalmente, da maschi. Io che seduta al mio banco mi domando cosa diavolo ci faccio in un posto del genere. Avere quindici anni è già complicato di per sé. Essere trapiantati dalle medie alle superiori una tappa da non sottovalutare. Un evento da stordirti i sensi se non lo sai cogliere con le dovute misure. Ed io anziché facilitarmi la vita, decido di complicarmela andando a finire in un corso di studi dove la presenza femminile è minima. Così, nell’attesa che entri la professoressa, mi guardo intorno spaurita, tentando di capire da chi sono circondata. Mi guardo e lo vedo. Ha i capelli di un castano biondo e gli occhi grandi, azzurrissimi. Sembra la faccia di un bimbo, mi ritrovo a pensare sorridendo. Però è una faccia sincera. È una faccia alleata. Le prime sensazioni spesso sono quelle più esatte. Il mio istinto difficilmente si sbaglia e quella volta non fa di certo eccezione. A ricreazione ci avviciniamo, iniziamo a parlare delle classiche sciocchezze adolescenziali. Diventiamo amici. Amici per la pelle. Sediamo vicini. Ci confidiamo. Ridiamo come pazzi perché lui tende ad avere le mie stesse “stranezze”. Detesta agronomia, ma adora la letteratura. Legge Austin, me lo consiglia. Legge i libri game, me ne regala uno. Io scrivo, muovo i primi incerti passi nell’universo dei racconti brevi, primi esempi di vicende socialmente impegnate e li sottopongo al suo insindacabile giudizio. Mi sta accanto, nell’arco dei cinque anni scolastici, praticamente in ogni istante. Subisce, senza mai lamentarsi, tutte quante le mie lagne da ragazzina colta dai primi fremiti dell’amore. Insieme, durante la lezione di Industrie, odiosamente noiosa, trascorriamo il tempo giocando. Luca rapisce un mio temperino con l’aspetto di un cagnolino (la passione per i peluche è datata!) e mi “spedisce” la lettera del riscatto. Condividiamo un quadernone col quale comunichiamo attraverso penna e inchiostro.
Capita anche d’assentarci da scuola per recarci a Roma, capitale amatissima da lui. Sogno proibito che si schiude di fronte ai nostri sguardi ingenui, mostrandoci in tutto lo splendore degli anni novanta, il Colosseo, Piazza di Spagna, Piazza Navona. Ci muoviamo in taxi, rigorosamente Mercedes bianche, perché è contrario all’uso dei mezzi pubblici. Perché gli piace fingere d’essere un riccone viziato. Perché non c’importa stare fermi sotto il sole di giugno ad aspettare la macchina giusta. Non mi permette mai di pagare. Da perfetto gentiluomo si sobbarca tutte quante le spese e lo fa con assoluta naturalezza, senza aspettarsi nulla in cambio. In una sola occasione cede a salire in un’auto gialla. Cede e ridiamo per l’intera durata del percorso. Un sedile, infatti, è stato sostituito da una sdraio di plastica e gli sportelli hanno le manopole dei finestrini rotte. Così se si sente caldo, bisogna sopportarlo in silenzio! L’autista è un uomo enorme, la cui ciccia straborda oltre l’orlo finendo a toccare il freno a mano. Sono impagabili quei momenti d’assoluto divertimento.
I nostri sogni sono i sogni di chi vuole affermarsi in società in virtù delle proprie capacità. Io nell’ambito artistico, lui in quello della politica. Quando otteniamo il diploma, non avremmo mai pensato di poterci perdere di vista. Eppure, lentamente, è accaduto. Abbiamo preso strade diverse. Abbiamo camminato su dimensioni parallele, impossibili da conciliare. E alla fine non siamo più riusciti a vederci.
Tuttavia, al di là delle distanze, Luca è e sarà sempre una persona speciale per me. Uno di quei ricordi mai ammantati di rimorso.
Risale a poco tempo fa la notizia della sua vocazione. Risale a poco tempo fa la notizia dei suoi studi al seminario per indossare la tonaca sacerdotale. Chissà se già allora percepiva qualcosa di particolare dentro se stesso. Quella voce tale da condurti a servire il Signore incondizionatamente. L’idea non mi dispiace. Non mi dispiace saperlo prete. Non mi dispiace poiché so che se l’ha scelto, sarà felice. Se un domani arriverò all’altare, vorrei fosse lui a celebrare la funzione.

Foto di dodoy
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