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Luis Fernandez De Cordoba


In questa domenica un po' sonnacchiosa e per i prossimi giorni, posterò un brandello del mio libro. Ormai sono due anni che l'ho terminato e sono stanca di tenermelo nel cassetto, in attesa di poterlo regalare al mondo. Conoscerete, attraverso piccoli estratti, i personaggi principali, quelli sui quali si regge l'impianto della trama. Non darò di loro alcun tipo di spiegazione (evoluzione psicologica, lati del carattere etc.) per due ragioni. La prima è quella di non voler togliere all'opera la funzione di scroprirsi se mai un giorno arriverà alle stampe. La seconda è che raccontarli vorrebbe dire necessariamente svelarli. Per cui dovrete accontentarvi di queste poche righe. Iniziamo ovviamente con Luis Fernandez De Cordoba. Una piccola curiosità. Gli estratti del romanzo fantasy citati, sono miei. Eredità di un precedente lavoro.

(...) «Lo sconosciuto venne circondato da una luce verde che andò a raccogliersi sulla punta delle dita, mentre le labbra sillabarono parole in antico dialetto elfico, quindi, ponendo le mani davanti a se liberò la magia che implacabile si diresse in direzione della creatura…»La piccola luce accesa sotto il manto delle pesanti coperte di lana illuminava il libro tenuto da Luis mentre, completamente assorto, girava frettolosamente le pagine, incuriosito di conoscere la fine della storia, affamato di parole e soprattutto di sogni. Sapeva perfettamente che l’ora (decisa senza chiedergli alcun parere) in cui andare a letto era passata da un pezzo, ma l’espediente inventato per non dare nell’occhio e sfuggire ai serrati controlli della madre, gli aveva assicurato un abbondante margine di libertà.
«Cavolo…cavolo…e se me lo fa fuori? No, Egon è il protagonista e i buoni non muoiono mai»
Tacque assorto. Una piccola smorfia di disappunto gli si dipinse sul viso. Non sempre era così. Spesso morivano per lasciare il posto a qualcun altro, e magari quello era uno di quei casi da colpo di scena. Ma lui detestava i colpi di scena. Ricordava ancora il giorno in cui andò al cinema con i suoi a vedere Bambi, e altrettanto nitidamente aveva presente le lacrime trattenute a stento quando la mamma del cerbiatto morì. Ovviamente fosse stato solo non si sarebbe fatto tante remore a piangere, ma Fernandez gliene avrebbe cantate chissà quante. «Un uomo tiene il dolore per sé» chi caspita aveva inventato quel detto? Forse nessuno, forse era uno dei tanti modi d'interpretare la vita del genitore. Un modo che non gli andava poi tanto a genio.
Proseguì nella lettura quasi tremante al pensiero di poter perdere il suo mitico eroe dopo nemmeno metà libro. Sarebbe stata una vera ingiustizia e giurò a se stesso che se davvero accadeva il peggio avrebbe protestato con l’autrice del romanzo. Una lettera scritta in bella copia, facendo attenzione a non fare errori grammaticali. Magari era meglio farla leggere alla maestra per andar tranquilli.
«…il quale con un’ estrema agilità riuscì a schivarla colpendo l’altro con uno dei suoi incantesimi. L’energia che gli ferì la spalla sinistra ridusse a brandelli il mantello svelando finalmente la sua identità. Come Shinsei aveva immaginato, ferma ad osservare la battaglia a pochi metri da loro, si trattava di un elfo nero»Sorrise. A questo mondo ogni tanto le cose vanno esattamente come si vorrebbe. È vero, il futuro era ancora molto incerto, ma l’andamento della battaglia lo faceva ben sperare.
«Gli eroi non muoiono mai. Che scemo, è naturale, altrimenti che senso avrebbe la storia?»
Il rumore improvviso di un sasso lo fece sussultare. Restò immobile per alcuni minuti credendo di aver avuto una specie di allucinazione uditiva.
Un altro colpo e stavolta più forte del precedente gli causò un brivido lungo la schiena. Un ladro? Impossibile. I ladri non sono interessati ad entrare nella camera di un bambino, soprattutto se il bambino in questione non gode di una rosea situazione economica. Intendiamoci, non era povero, ma nemmeno ricco o borghese.
Ennesimo urto. Le pareti vibrarono un po’.
«E’ venuto…è lui…è lui…oddio…oddio…»
Si circondò intimorito le spalle con le braccia. Il suo incubo peggiore era diventato realtà. L’uomo della notte era venuto a cercarlo. Anzi era venuto a rubargli l’anima. Ed ora? Non sapeva come difendersi. Contro quell’essere dalle fattezze sconosciute non c’erano armi che potessero avere un qualche effetto e poi, aveva solo nove anni, era troppo impegnativo per uno alto appena un metro e trenta.
«Luis!»
Spalancò gli occhi in un tremito di puro terrore. Sapeva persino il suo nome! Rimase immobile per un lasso di tempo incalcolabile. Pensò davvero che quella sarebbe stata la fine. E chissà che cose orribili avrebbe commesso il suo corpo senza più coscienza.
«Luis! Idiota ti affacci o no? Sto morendo di freddo!»
L’espressione del ragazzino spagnolo mutò repentinamente. Quella cadenza tipicamente americana della voce, quel modo di parlare spazientito, lo conosceva bene e se lo conosceva significava che non era il Cacciatore. Equazione perfetta.
Sgattaiolò fuori dal giaciglio togliendosi di dosso il piumone e corse alla cassapanca posata contro il muro sotto la finestra. Si sporse sulla maniglia e a fatica (doveva crescere ancora parecchio!) aprì i vetri. Immediatamente una ventata di vento gelido gli sferzò le guance costringendolo a ritirarsi un po’ all’interno, scaldato dal tepore della stufa elettrica. Trasse un respiro profondo e si affacciò nuovamente puntando lo sguardo a terra.
In piedi, con la testa rivolta verso l’alto, c’era James che totalmente infreddolito si stringeva nelle spalle sfregandosi di tanto in tanto le mani gelate.
«Era ora che ti decidessi a muovere il culetto!»
Piuttosto indispettito si muoveva da destra a sinistra, in attesa di ricevere una qualche giustificazione.
«Lo so. Lo so, ma credevo fosse lui!»
«Lui?»
«Si»
Luis si guardò per un attimo intorno quasi a sincerarsi di non essere ascoltato da nessuno.
«Il Cacciatore di anime!»
L’amico tacque. Forse perché non aveva nulla da controbattere o forse perché ormai era rassegnato a quei vaneggiamenti fantastici. Borbottando tra sé qualcosa d'inerente all’effetto deleterio della televisione, si arrampicò attento sulla grondaia. Quando fu dentro, si smarrì qualche secondo nell’assaporare il calore delle mura, apparentemente in grado di sciogliere il freddo del suo cuore. (...)


N.B.
Luis è un libro depositato alla SIAE. Quindi ne è SEVERAMENTE VIETATA qualsiasi tipo di riproduzione totale o parziale.
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