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Monologo


Certe volte non ce la faccio proprio a non riflettere. Certe volte è più forte di me l’impulso a rifiutare la concentrazione richiesta dallo studio. La testa vaga, vaga, vaga e le parole lette se ne vanno a finire chissà dove. Se ne vanno a finire nel cimitero delle frasi incomprese. Inghiottite dalle mura di una camera che può diventare alla stregua di una minuscola prigione quando non ho la volontà di restarci appiccicata dentro, assolvendo i doveri di brava studentessa universitaria. Amo quello che faccio. Ma oggi ho faticato a mantener fede ai soliti orari, alla tabella di marcia. Perciò ho mollato. Domani sarà un altro giorno. Domani recupererò quanto perso di queste ultime ore. In fondo ogni tanto devo ascoltare il richiamo della penna. Il bisogno assoluto d’imprimere parole sullo schermo del PC. È respirare aria pulita, per me. È liberare il tumulto dei sensi.
E non so perché ogni tanto vedo quegli occhi verde acqua. Bramo correre da lui, d’armarmi della volontà di comprendere cosa si cela dietro i suoi gesti e in un impeto di lucida follia conquistarlo. Però io non sono fatta così. Sono fatta malissimo mi viene da dire. Da sostenere apertamente. Gli adolescenti sì che si dimostrano impavidi. Mica se ne restano impalati a non dire niente. A rapire qualche sguardo sporadico. A ripetersi “e spiccica una sillaba no? Ne avresti di cose da dire…cacchio” ma niente. Niente. Mi si forma il buio in testa. Buio puro. Buio mescolato all’ennesima occasione persa. Anche, forse, sottolineata da lui. In quel momento avrei voluto sbattere il muso contro il vetro almeno cento volte, così magari acquisivo un po’ di sale in questa zucca vuota. Dov’è finita l’Elys capace d’ammaliare un uomo? Probabilmente sotto il letto, ricoperta di polvere. Prima quando uscivo, coglievo immediatamente le attenzioni rivolte da chi poteva interessarmi, oggi ho il radar solo per i guastafeste. È mai possibile una cosa del genere? Esiste un corso di ripasso per i casi disperati come il mio? Non voglio pensare a quel viso delicato. Non voglio pensare alla sua voce. Non voglio pensare a niente. Ecco. Il nulla potrebbe essermi d’aiuto. Come se poi fosse semplice obbligarmi a non andare, a non vederlo. Sono parecchio eclissata di questi tempi. O totalmente dispersa nei miei deserti. Spegnetemi la spina. Almeno per un istante.

Foto di Kodia
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