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Sappiamo ancora di ricordi


Quando le nuvole cancellano il sole, alzarsi al mattino diventa simile a un tuffo nel passato ed io mi ritrovo a essere l’adolescente insicura che zaino sulla spalla, s’incammina verso la fermata dell’autobus per arrivare a scuola.
L’aria fredda del mattino sibilante tra le foglie dei lecci eretti ai lati della principale arteria della città, si consuma in un sibilo solitario non appena metto piede nel bar dei nonni in attesa del pullman. Mi piace restare ferma davanti alla porta a vetri a osservare i viaggiatori del giorno che se ne va, impettiti nelle loro giacche inamidate o nervosamente impegnati a frugare nelle borse per ricercare identità perdute nelle smanie del lavoro. Io assaporo il mio cappuccino con tanta schiuma, fammelo così nonno capito? E sorrido ogni tanto a vedere tutti quegli adulti schiaffeggiati da inaspettate raffiche di vento. C’è un odore diverso nel mondo. C’è un odore diverso nel mio stesso quartiere. C’è l’odore dei cornetti appena tolti dal cartone del grossista. Del caffè caldo. Delle foglie bagnate, trasportate contro il marciapiede dalla pioggia notturna.
Nonno è il primo ad arrivare al lavoro. In un ambiente ancora immerso nella semi oscurità di un’alba in procinto di nascere, solleva la saracinesca rompendo in un attimo il silenzio con quel grattare tipico del ferro strusciato. È il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Semplicemente osservandolo ho imparato come far stare un tovagliolo di carta appiccicato all’orlo del bicchiere. Per me è una magia. Semplicemente osservandolo ho imparato a essere forte e a non arrendermi mai. Semplicemente osservandolo mi sono ritrovata ad amare lunghe passeggiate al sole, con la musica nelle orecchie. Un vezzo cui, tempo permettendo, mi dedico ancora oggi.

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