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Gita a Roma

Sono piuttosto delusa dal risultato dell’ultimo esame. Delusa perché a fronte di risposte esatte (seppur in certi casi non precisissime) mi sono ritrovata a dover accettare un voto di cacca. Non è un diciotto, ma a differenza degli altri presi, stona. Se non avessi necessità di laurearmi l’avrei rifiutato! E sono sicura che due punti in più li meritassi, ma si sa come vanno certe cose. Perciò pazienza. Almeno è uno in meno. Ora posso dedicarmi alla preparazione dell’altro e alla stesura degli argomenti della tesi. Peccato però dover rimandare l’incontro con il professore per la sua assenza dovuta a un incidente. Sembra davvero il colmo. Succede sempre qualcosa! Speriamo non trascorra troppo tempo per il suo ritorno…o qua finisce che divento matta!
A parte questi “dettagli” la giornata trascorsa a Roma, è stata interessante. Dovevo scattare le foto per l’ambientazione del romanzo, per cui insieme a Spratz ce ne siamo andate in giro armate delle nostre digitali a catturare gli angoli più suggestivi di una città che ogni due passi necessiterebbe di essere immortalata. Nonostante il tempo incerto e un sole ingoiato dalle nuvole, ho assaporato l’aria di “Memorie di noi” e fa un effetto strano trovarsi nel posto descritto, di una certa scena, con la medesima luce di quel dì. È come piombare nel proprio libro. Ci siamo fatte tante grasse risate a camminare per Piazza di Spagna, interrotte da venditori di cartoline, ombrelli, braccialetti, perché me ne sono uscita a “raccontare” la versione comica del quinto capitolo e dunque di un Andrea impegnato a correre là, perseguitato da quella gente!
Via Nazionale (una delle poche zone della capitale che conosco davvero bene) si è aperta di fronte ai nostri occhi con una Piazza della Repubblica scarsamente trafficata a quell’ora del mattino. E in una strada laterale siamo “inciampate” in un palazzo dalle pareti gialline, le finestre con le persiane verdi e un balcone finemente intarsiato. L’appartamento perfetto per Matteo. È bastato un attimo per focalizzare l’immagine di uno dei personaggi affacciati là, in un comune giorno.
Seconda tappa dell’itinerario è stata Ponte Sant’Angelo. Il Lungotevere Michelangelo, veramente magnifico nelle sue abitazioni in stile ottocentesco, ci ha mostrato la riva del fiume aggrappata a sponde di terra ed erba. Un albero sembrava rovesciarsi verso il fondale per specchiare se stesso o semplicemente per cancellare il mondo nella quiete dell’acqua. Tor di Nona, molto più avanti (non abbiamo mai camminato tanto!), invece, ha incantato con la “traversata” in pietra, accompagnata da statue. Posti magici. Posti spettacolari. Posti dove ogni parola perde il suo senso per acquistarne uno nuovo. Uno di gusto vagamente antico.
Alla fine della fiera, sono soddisfatta della gita. Forse mi sono rilassata, in un certo senso, di fronte all’ambiente da trattare. Non so se riuscirò a fare lo stesso con la storia, visto l’effetto deleterio che provoca al mio cuore, ma va bene così. Mi auguro di realizzare qualcosa di buono!

Foto di Elys
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