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Il tiro bomba

Mi piace giocare a calcio. Mi piace correre in mezzo all’asfalto del lotto popolare, insieme al mio gruppetto d’amici, percependo l’emozione di una sfida combattuta tra porte immaginarie di un campo che non c’è. Sto lì a improvvisarmi attaccante, attenta a non farmi fregare dall’avversario di turno e quando la palla oltrepassa il limite, grida d’entusiasmo invadono l’apparente quiete di pomeriggi invernali.
La passione per lo sport me l’ha trasmessa mio zio tifoso doc di un Inter appollaiata su quel finire degli anni ottanta, in scontri dal sapore di futuro. In piedi dietro al bancone del bar scrive sul mio diario la formazione della squadra mentre io, con i capelli biondi un po’ arruffati dalle corse fatte, seduta sul frigo dei gelati, aspetto l’arrivo del prossimo cliente. Ai miei occhi lui è una specie di “grande uomo”, un eroe in grado d’imitare perfettamente la catapulta infernale dei gemelli Derrick di Holly e Benji. E siccome voglio batterlo perché so essere forte e grande come Julian Ross, stabiliamo d’incontrarci ogni giorno, alla stessa ora, nel piazzale dietro al locale. Quello circondato dalla siepe e dalle transenne gialle arrugginite con la pubblicità dell’Algida appiccicata sopra.
Al suono della campanella, con il grembiule bianco, afferro lo zaino, saluto la maestra e m’avvio a casa. Nessuno sa nulla dell’accordo. Nessuno sa nulla della sosta fatta obbligatoriamente prima di salire dalla nonna. Stavolta gliela prendo! E mica posso sempre perde! In testa le mosse del portiere perfetto si ripetono vanitose, fino a quando in prossimità del chiosco, tiro fuori dalla tasca i guanti rossi. L’indosso correndo e una volta arrivata getto a terra la cartella posizionandomi alla finta rete. Zio è già pronto con il pallone, bello lontano per imprimergli potenza. Se non c’è la rincorsa di alcuni metri, non lo possiamo chiamare “tiro bomba”.
Dai! Sono pronta! Sguardi attenti. Il suo sorriso mescolato al mio sotto il sole di novembre. E la sfera insaccata sulla sinistra.
Peccato…peccato…c’ero quasi…ma la prossima volta. Sì. La prossima volta sarebbe andata meglio.

Foto di Photo-Bob
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