My Blog

Dodici anni


Decidere di mettersi a dieta quando hai dodici anni non è semplice. E non lo è per mille buoni motivi. Perché a scuola c’è la ricreazione e durante quei dieci minuti gli studenti sono capaci di mangiare le peggio schifezze, davanti ai tuoi occhi “drammaticamente” consapevoli di non poter toccare neanche una briciola. Perché anche se decidi di rinviare la colazione alle undici meno dieci, rischi di avere un calo d’attenzione causa fame. Perché sei ancora una bambina (almeno in teoria dovresti…) e hai voglia di fare esattamente tutte le cose dei coetanei. Non capisci, non conosci la parola “grasso”, “non puoi metterti quel vestito che ti sta male”, “la ciccia non fa bene alla salute”, “cresci male”. Quelle per te sono solo delle odiose imposizioni. Ma non hai scelta. Devi obbedire. Magari sotto sotto sei anche contenta di arrivare ad ottenere un fisico tale da non sentirti in imbarazzo durante la lezione di educazione fisica. Magari ecco. Magari. Corri. Muoviti. Salta. Allenarsi, allenarsi. Ok, ti dici. Facciamo questo sforzo. Certo non è più un piacere come quando giochi a calcio al Primo Lotto ma pazienza.
Il palazzo dove abita nonna ha tredici piani. Lei sta al quinto. Un ascensore claustrofobico attraversa i mezzanini con un rumore simile allo scivolare di una mano su un muretto sbrecciato. Non ho mai avuto paura di andarci sola, nonostante le leggende metropolitane del condominio, narrino di gente rimasta chiusa dentro e aiutata dal pompiere del sesto. All’epoca mia zia abita lì e capita che mi prepari il pranzo. È giovane, con un piglio determinato e mal disposto a scendere a compromessi. Vuole che io non debba pentirmi, un domani, di non aver seguito i consigli alimentari di casa. Vuole che mi aiuti salendo a piedi. Poco contano le mie rimostranze sul genere di “lo zaino pesa”, “quando torno da scuola so stanca”. Puntuale, poco prima dell’una, apre la porta e si ferma sulla soglia per aspettarmi. Per controllare che io rinunci alla comodità della meccanica scatola rettangolare.
La necessità, aguzza l’ingegno. Verissimo. O almeno dovrebbe. La pigrizia è troppo, troppo forte in me, come l’innata anarchia. Così quando entro nel portone m’avventuro nel progresso fino al quarto. Poi l’abbandono e faccio le scale, fingendo al meglio la stanchezza. Lo sforzo. Stile ciclista all’arrivo.
Nella vita, per fortuna, non voglio fare l’attrice. Mia zia coglie immediatamente l’inganno ordito e con un laconico “pensi che non t’ho sentita?”, distrugge il mio fantastico progetto. Me tocca proprio faticà.

Foto di tishybaby
http://tishybaby.deviantart.com
www.deviantart.com
Posta un commento

Deserti di cioccolato Designed by Templateism | MyBloggerLab Copyright © 2014

Powered by Blogger.