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Gli stivali


Quando iniziarono ad andar di moda gli stivali, erano gli anni sessanta. Nei negozi facevano scalpore i più svariati modelli: lunghi, corti, neri, rossi, bianchi, con la fibia o senza. Se non ne possedevi almeno uno, sfoggiandolo come una reliquia tra gli amici, eri inevitabilmente out. Anche la mia famiglia, nella fattispecie mia madre e mia zia, non potevano e soprattutto non volevano sottrarsi alla legge della socialità. Così, armate di sudati risparmi, comperarono il tanto sospirato “esemplare” con una bella cerniera sulla parte interna del polpaccio. Non è difficile immaginare l’entusiasmo per l’acquisto serpeggiante tra le mura domestiche e quelle del bar. Ammazza che belli. Ce staranno proprio bene. Se me li metto con la gonna blu faccio restà tutti senza parole. Le affermazioni viaggiavano veloci tra una bocca e l’altra, fino a quando i sorrisi non divennero lacrime. E le speranze di successo si tramutarono in un disastro di dimensioni colossali.
La scarpa in questione non riusciva ad essere allacciata. Tira tira la linguetta di ferro, tragico strumento di tortura, restava impigliata nella carne e, dunque i tentativi di sollevarla risultavano vani.
«E mo?»
Franca, la maggiore, pronunciò quell’unica domanda, perplessa sul come poter risolvere l’imbarazzante situazione. Daniela, quella di mezzo, invece, si limitò a sedere sul divano puntando lo sguardo deluso sul pavimento avana. Pareva proprio che le tendenze modaiole non potessero appartenergli.
«Ma guarda te che roba. E se provamo a spinge in due? Magari te entra»
Sollevandosi nuovamente in piedi, afferrò la gamba della sorella.
«Allora facciamo così. Spingiamo in su contemporaneamente»
«Al tre?»
«Al tre»
«Uno…due…»
«Tre! Vaiiiiiiiii!»
Tra incitamenti a non mollare, strane posizioni assunte per facilitare il passaggio della chiusura, facce rosse per lo sforzo, trascorsero altri venti minuti inutilmente. Non c’era proprio verso di trovare una soluzione al problema. Problema sentito molto dal resto del parentado che essendo molto partecipe alle vicende di ogni membro, accorse in sala allibito dal gran frastuono. Non è possibile sta storia. Non ce se crede. Non è che hai sbagliato misura? Tra simili affermazioni, alla fine, nonno si fece spazio tra i presenti riuniti in circolo vicino alle due ragazze.
Masticando un se devono infilà, prese il tallone di Franchina e incitò la moglie e i restanti figli ad aiutarli. Alla fine si costituì una strampalata fila indiana di gente concentrata a tirarsi reciprocamente, sollecitandosi a vicenda. Un unico grido misurato sul “non arrendemoce ora!"La risultante di quella fatica sovrumana furono gli agognati stivaloni abbandonati in un angolo dello sgabuzzino. Magari in futuro sarebbe andata meglio...(dopo ennesime prove la sfida fu vinta!).

Foto di grazie, davvero's
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