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Quell'estate dell'82

L’estate del 1982 m’è rimasta dentro il cuore per tanti motivi. Insieme ai miei, ai nonni e agli zii trascorremmo quasi un mese in Calabria, in un grazioso appartamento affittato per l’occasione. Il mare vicinissimo a noi, accompagnava i respiri notturni con la lenta cadenza delle onde infrante sugli scogli.
Faceva sempre molto caldo. Un caldo torrido, di quelli capaci di stordirti i sensi se restavi troppo a lungo sotto il sole. L’acqua cristallina come mai s’era vista nella nostra città d’origine, ospitava bagni consecutivi per cancellare l’afa mattutina.
Avevo cinque anni allora. Cinque anni e parecchie stranezze. Cinque anni e la mania di farmi fare la coda di cavallo perfetta. Se usciva un solo capello dall’elastico, obbligavo mamma a pettinarmi da capo e poiché nulla permane in eterno, l’operazione veniva ripetuta svariate volte nell’arco del giorno. A pranzo o a cena, seduta in una tavola caotica per la mescolanza delle voci parentali, non so per quale motivo, riempivo il bicchiere fino all’orlo e sistematicamente lo lasciavo quasi intero. Le minacce di zio, quello del tiro bomba, servivano a ben poco. Alla fine il contenuto spariva nello stomaco di qualcun altro.
A Torre Melissa di bambini non ce n’erano o se anche c’erano stavano rintanati chissà dove, inghiottiti dai vicoli e dalla sabbia dorata. Se volevo giocare dovevo improvvisare mondi da sola, tra le quattro mura domestiche ed essendo da sempre accompagnata da una fervida fantasia, sceglievo di coinvolgere nei miei teatrini la prima anima disposta ad ascoltarmi. Zia, la sorella di mezzo, nonostante preferisse seguire il torneo di carte organizzato sotto la luce bianca della cucina, abbracciava la mia entusiastica proposta avente come comune denominatore “facciamo Ciappi?”. Ciappi era una maghetta di un cartoon giapponese molto in voga all’epoca. Lei, con santa pazienza, annuiva ridendo (rideva spesso con me…credo mi trovasse stupendamente assurda) e recitava i fatti con dovizia di particolari.
Mi divertivo tantissimo in sua compagnia perché aveva la capacità di assecondare ogni richiesta come se fosse stata piccola. Non l’ho mai sentita lamentarsi o sgridarmi, neanche quando giravo per l’appartamento urlando a perdifiato tra le due porte finestre. E vi assicuro che potevo essere davvero fastidiosa!
Di quella villeggiatura non dimenticherò mai le serate trascorse con zia Daniela a immaginarmi maga dagli straordinari poteri. Le cene tutti insieme. Le abbronzature scurissime. Il cielo limpido con spruzzi di nuvole bianche. Il bar sotto casa dove mangiare il calippo alla fragola o al limone. La luna piena, superba regina di un’oscurità salutata da crepuscoli arancioni.

Foto di Pixie-Spaz
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