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Sogno di una notte di mezza primavera


Ieri sera mi sono commossa. Marco, il Marco di tutti, ha vinto. È riuscito a farcela nonostante avesse contro produzione e professori. È riuscito a farcela mettendo a tacere chi lo reputava “solo un timbro”. Chi lo non riteneva meritevole di essere arrivato in finale. Chi l’ha definito maleducato semplicemente per essersi difeso da sentenze tese a strappargli di dosso il desiderio di emergere. Chi non ci credeva che quel ragazzino, dall’aria spaurita, timido ma terribilmente forte, avesse dentro una voce soul. Una voce capace di tenerti incollato al televisore per dire “cantane un’altra”. Il suo primo posto ha il sapore della rivalsa contro una vita per molti versi ingiusta. Contro il dolore, dignitosamente serbato nell’anima e mai mostrato agli occhi di una società indifferente.
La sua vittoria è la vittoria di tutti quelli che hanno ancora voglia di sperare nella possibilità dei sogni. Nella possibilità della loro realizzazione, al di là delle raccomandazioni, della sfortuna, delle difficoltà, spesso così ardue da spingerti a gettare la spugna. A rinunciare perché ti senti mezzo fallito nel vedere finti artisti salire agli onori della cronaca.
Me lo sono sentito sul cuore, lui. Lui che così voracemente è rimasto aggrappato al proprio vagheggiamento. Lui che non ha ceduto. Mai. Neanche per un attimo. Sebbene sia difficile impugnare la spada contro un esercito d’invidie melense.
Luca Jurman, un maestro al quale va tutta la mia più sincera ammirazione, è riuscito a scorgere oltre le imperfezioni, una genialità artistica che doveva essere presa per mano e fatta maturare, piano piano. Sarebbe stato un delitto consentire di affossarla. Quella musica fatta di parole doveva carezzare l’aria della sera, mescolandosi alle risa e alle lacrime di un pubblico basito nell’udire quello “sconosciuto”. Promessa fieramente mantenuta. Destino concretizzato e pronto ad essere ulteriormente plasmato. Non si smette mai di migliorare quando si ha il DONO. E chi si arresta ritenendosi arrivato, è già finito.
Rivedo un po’ me in Marco. Nei suoi occhi nocciola, specchio di cuore limpido, scorgo i miei. La medesima ansia. L’agitazione. La paura di non arrivare. La DETERMINAZIONE a non consentire alla resa di buttarti a terra. È un esempio da tenere in testa nei giorni futuri. In questi giorni dove sembra che la mia scrittura non possa proprio parlare al mondo. Ma non credo sia così. Io sento una voce sussurrare un arriverà. E in nome di tale convinzione proseguirò a camminare lungo la mia strada, sorretta dall’amore di coloro che ci sono e di coloro che mi guardano dal Cielo.
Il temerario soldatino Blu, in una notte qualunque per molti, ha trasformato l’assenza di fiducia nel colore bianco della speranza, assistito, ne sono sicura, dalla sua adorata mamma. Angelo custode che non l’abbandonerà mai e che ha saputo donargli il regalo più grande. Le ali per volare.

Foto tratta dal sito www.nemicidimaria.com
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