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Ti regalerò una rosa...

Nonno mi regalava dei fiori. Il giorno del mio compleanno s’alzava presto come tutte le mattine per sollevare la saracinesca del chiosco e prima di attraversare il grande incrocio sotto il nostro palazzo, si fermava dal fioraio per ordinare una composizione il cui delicato profumo restava assiepato tra le pareti domestiche a lungo. Non era un tipo di molte parole, ma da bambina, in tediose domeniche pomeriggio, si tramutava in un ragazzino fedele compagno di giochi. A me non andava sempre di pettinare e vestire bambole, spesso avevo bisogno di movimento, di sparatorie, di lotte all’ultimo respiro e lui mi assecondava esattamente in questo. Armati di pistole finte, ci buttavamo in mezzo alla miriade di giocattoli sparsi sul pavimento della stanza, fingendo di essere acerrimi nemici di guerre immaginarie.
Nessuno aveva il potere di rompere la magia. Ricordo con inevitabile nostalgia quando lo accompagnavo insieme a zio nelle scuole a portare le merende per gli studenti. La passione per il suo lavoro. Le pedalate in bicicletta. L’odore della primavera mescolato alle nostre voci mentre tentava d’insegnarmi ad andare su due ruote.
«Forza, ora vai da sola!»
«Ma ho paura!»
«Vai che non ti succede niente!»
Era un temerario a differenza mia che me ne restavo aggrappata al manubrio con i piedi ben saldi a terra, decisa più che mai a non abbandonare quella posizione di debole certezza. Quando m’obbligava a tentare, lo seguivo con lo sguardo per qualche attimo illudendomi di rubargli un brandello di coraggio e poi iniziavo la corsa accidentata tra le stradine dei giardini pubblici. Corsa sfortunatamente terminata in mezzo a una collinetta di sabbia.
«Lo dicevo io…»
«Alzati che ritenti»
Cocciuto come pochi (e questo è anche un lato del mio carattere) non accettava repliche o rese e alla fine riuscì a insegnarmi l’arte di correre su quel trabiccolo meccanico, figlio di metà progresso.
Oggi che compio trentuno anni tutto questo passato è venuto ad affacciarsi nella memoria. Dolcemente. Canzone d’amore pensata tra le pieghe di porti lontani. Vorrei sentirla ancora la fragranza di quelle rose bianche. Vorrei tornare ad assaporare quegli attimi nella loro comune quotidianità. Eppure. Eppure lo faccio comunque. Le pagine catturano il tempo e lo cristallizzano nell’eternità di attimi mai dimenticati. Perennemente vivi nell’anima.


Foto di Beppie K
http://www.flickr.com/photos/bepster/
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