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La canzone di Sonnenberg


Ti chiamavano Sonnenberg.
Dave Sonnenberg.
Il nome che era di tuo padre.
Scritto a sangue sul petto
per non fartelo dimenticare
sdraiato nella melma
di cadaveri venduti
dall’impavido inno del destino.

Ti chiamavano Sonnenberg.
Dave Sonnenberg.
Ed eri l’uomo invisibile.
Il cavaliere inesistente
nella trama
in ferro di quel cimitero
senza croci.

Sonnenberg, Sonnenberg,
avresti inciso
i ricordi dei dispersi
se te l’avessero permesso.

Sonnenberg, Sonnenberg,
ripetevi sempre
- conservate la memoria –
Ripetevi sempre
- combattete per il paese –
Ripetevi sempre
- le radici stanno dove siamo nati –

E mentre la fuliggine stracciava
i sogni della gente,
invocavi il tuo perdono.
Perché le colpe dei padri
ricadono sui figli.
Perché se il peso delle responsabilità
s’è ammutolito troppo presto
la vendetta delle voci
viene a farsi sentire
col suo bagaglio di torture.

Sonnenberg, Sonnenberg,
avresti inciso
i nomi dei dispersi
se te l’avessero permesso.

Sonnenberg, Sonnenberg,
ripetevi sempre
-conservate la memoria-
Ripetevi sempre
- combattete per il paese –
Ripetevi sempre
- le radici stanno dove siamo nati –

Era la tua canzone.
Te l’abbiamo
sentita recitare
di fronte al plotone
con lo stesso sguardo fiero
di quell’ Ingiusto generale
di figli di nessuno.

Foto di dingodave
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