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Di mattinate estive e cieli sereni

Quando ti alzi nelle mattine estive e ascolti l’aria sibilare tra le fenditure delle finestre aperte, non puoi fare a meno di stringerti nelle spalle. Non puoi fare a meno di accarezzarti le braccia per restituire tepore al corpo divenuto improvvisamente freddo. Non ho mai avuto una temperatura particolarmente alta e basta poco per farmi gelare il sangue nelle vene. Sono sensazioni rapide. Immediate. Travolgenti come lo scendere della pioggia di ieri. Un attimo. Tanto per tentare di lavare via la segreta disperazione del mondo.
La città inizia a svuotarsi. In prossimità d’agosto capita sempre. La gente prepara le sue valigie di sogni temporanei e se ne va. Le strade si sgombrano. I quartieri tacciono. Il sipario del rumore cala sul suo palcoscenico di spine e il silenzio arriva. Arriva inghiottendo tutto. Arriva annientando persino il caos di quelle solite moto tirate fuori dai centurioni per farsi belli di fronte agli altri. Diventiamo fantasmi. I pomeriggi si ritrovano con l’afa appesa in ghirlande d’edera. Ogni tanto si va al mare per non ascoltare la voce del nulla. Ogni tanto si legge per immergersi in mondi non nostri.
A me sta bene godere di un po’ di quiete, anche se in realtà avrei preferito partire e assaporare la pace di luoghi diversi. Approfitterò delle ferie per proseguire il libro che inizia a camminare davvero con le sue gambe. So che può sembrare il delirio di una folle, ma i miei personaggi finiscono sempre con lo slegarsi dalle catene iniziali acquisendo una concretezza talmente forte da lasciarmi interdetta. Prendono pieghe impreviste. Mostrano facce che non immaginavo potessero avere. I deboli tirano fuori un coraggio straordinario. I forti si ripiegano in se stessi, nell’incapacità di combattere il presente. E io non posso obbligarli a essere diversi dal modo in cui sono. Non posso snaturarli. Non sarebbe giusto. Ma va bene così. Il fascino della scrittura sta anche in questo. Immergersi nelle storie e creare universi paralleli.
I tasselli si stanno lentamente montando. E la mia discesa nelle viscere del dolore può far male. Fa male. Ma deve farlo se voglio comunicarlo a chi in teoria dovrebbe leggermi.
Ho anche deciso che pubblicherò (prima per sondare metterò i primi cinque capitoli) su un blog di wordpress Luis. Ieri ho trovato l’immagine adatta da inserire nel template. Nei prossimi giorni mi ritaglierò qualche ora per correggerlo e poi vi darò notizia di quando lo posterò.

Foto di ForgottonPhotography
www.deviantart.com
http://forgottonphotography.deviantart.com/
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