My Blog

L'odore dei ciliegi


M’è tornato alla mente un ricordo di ragazzina, assaporando l’odore dei ciliegi in fiore. Una strada sterrata. Terra fresca dal sapore bagnato. E alberi. Alberi su entrambi gli angoli della carreggiata a regalare ombre a chi non sopporta l’inclemenza del sole. L’auto percorre il viale lentamente ed io, mani adagiate sui finestrini, osservo. Osservo quegli enormi cancelli in ferro battuto. Osservo impauriti cani nascondere se stessi dietro a pile di cespugli in cartone. La domanda “quando arriviamo?”, si spegne presto, inghiottita dal richiamo di voci intrappolate dentro alla villetta della zia Flora. Quella dei pomodori coltivati nell’orto. Dell’insalata verde, simile a smeraldi sospesi a mezz’aria. Dei gatti fuoriusciti da urne di legno per salutare ogni estraneo penetrato in proprietà con la fanfara del motore acceso.
Amo correre là dentro. Il casale mi sembra un regno incantato. La scala interna, che conduce al primo piano, cigola ad ogni passo, quasi per avvertire chi sale di ascoltare il rumore del silenzio. I sospiri della memoria frastagliata in mille sé diversi. Dalla balaustra mi sporgo, adagio il viso tra le mani e stabilisco che quello là è il posto preferito dopo trascorrere sporadiche vacanze. L’ho immaginata sempre così la casa dei miei sogni. E continuerò a farlo per ancora diversi anni. Non è certo come ora, dove le paranoie adulte affievoliscono certi desideri.
Sotto la veranda nonna e mamma discorrono di cose incomprensibili. Roba da grandi. Soliti problemi. Nonno invece s’è sfilato la maglietta, ché lui il caldo proprio non lo sopporta e già è pronto ad andare in mezzo alla mini piantagione con vanga e rastrello. Sorella! Ci stanno un sacco d’erbacce da levà! Lui è perfettamente a suo agio. Vorrei seguirlo ma temo di far danno e poi nella mia classica contraddizione, non ho voglia d’impiastricciarmi tutta quanta di fango. Così mi siedo sulle scale della veranda, apprezzando il fresco del momento. Ma il riposo dura solo un attimo. Il tavolino da pin pong, tirato fuori da Mario, emette i suoi frastuoni, con le palline e le racchette adagiate sulla sua levigata superficie. Voglio giocà pur’io! Guai a dimenticarsi di me. Mi precipito da zio, afferro l’occorrente e lo scontro può iniziare.
L’odore dei ciliegi in fiore avvolge tutto, inglobando l’istante nella tenerezza del passato.

Foto di strychnina
Posta un commento

Deserti di cioccolato Designed by Templateism | MyBloggerLab Copyright © 2014

Powered by Blogger.