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È bello andare in spiaggia


È difficile descrivere la mia settimana di mare. Potremmo considerarla una stravagante mescolanza di passato, presente e assurdità da vacanza. Una sveglia programmata così presto da farmi arrivare al sabato più esausta di quando sono impegnata con lo studio. Traffico regolarmente intenso, soprattutto al ritorno. Parenti disseminati ovunque, con il classico ombrellone a righe bianche e blu, i saluti del come te va? È da tempo che non te vedo. Ce siete pure domani? No, avrei quasi voluto rispondere, tanto per salvarmi dalla visione di uomini pelosi quanto orsi stramazzati a terra e comari abbronzatissime eppure incapaci di comprendere le finezze dell’andare da un’estetista o semplicemente d’armarsi della più stupida crema depilatoria. Ma è stato divertente anche per questo. Per questi fortuiti incontri con i lontani cugini. Che poi tanto fortuiti non sono mai. Sempre allo stesso posto, come me, mia madre e i miei zii e gli amici, anzi l’amico di zio, quello del tiro bomba. Un piccolo esercito da albero genealogico improvvisato su orme dorate.
Ho nuotato. Ho fatto pure le gare, di nuoto ovviamente. E le ho perse. Troppo lenta. Mamma m’ha suggerito di riprendere la piscina quest’inverno, ufficialmente perché te fa bene anche per la schiena (io soffro di mal di schiena purtroppo), ufficiosamente, ma s’è ben guardata dall’ammetterlo, per farmi diventare più veloce a suon di stile libero (o di quel che vagamente gli somiglia) e dorso.
Ma è bello andare in spiaggia. Assolutamente sì. Soprattutto quando vedi i bimbi del gruppo impegnarsi tantissimo nello scavare una buca, nel coprirla per bene e nell’attendere famelici uno sventurato che possa cascarci dentro. Nessuno li ha fermati. Anzi. I loro papà orgogliosi dei pargoli per sincerarsi di non farli mettere nei guai, gli hanno suggerito di non far capire ai passanti d’essere gli autori della trappola. Così se qualcuno si fosse sprofondato, non avrebbe saputo chi incolpare. Geniali davvero. Alla fine un poveraccio c’è finito. Un marocchino stracarico di roba. Mentre un signore è stato salvato in corner. Troppo vecchio per reggere l’inciampo infausto. Si sarebbe rotto qualcosa. Possiedono un certo sadismo i miei famigliari. Un sadismo tramandato di generazione in generazione. Dopotutto io sono quella che se ti ammucchi davanti a me…prima rido e poi ti chiedo se ti sei fatto male.
Ma è bello andare in spiaggia. Abbiamo persino avuto modo d’assistere alla raccolta delle telline di un signore, coperto di peluria pure lui (i rasoi non li vendono più?), inginocchiato sul bagnasciuga, con la figliola dai codini pendenti in piedi ad ammirare le gesta paterne. Il suo metodo originale. Scava scava scava. Prendi il mollusco mini e, in assenza di secchiello dove metterlo, ficcatelo nel costume, proprio là, nel “pacco”. A vederlo ci siamo chiesti tutti chi caspita se lo sarebbe mangiato!
Ma è bello andare in spiaggia. In particolare per la signora bianca cadaverica impegnata a non ruzzolare tra le onde, incerta peggio di un’ubriaca e dalle spalle talmente rosse da far pensare ad un suo ricovero immediato al reparto ustionati, una volta tornata a casa.
E nell’unico giorno di vento incontrato è stato fantastico starsene sdraiata sull’asciugamano, inondata dalla sabbia sollevata dalle raffiche improvvise che quasi si sono portate via gli ombrelloni storti come la torre di Pisa.
È proprio bello andare in spiaggia!

Foto di gigi62
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