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Orme sulla sabbia


Lascio orme sulla sabbia per cancellare l’ansia. Calpesto ombre di bagnato annullando ogni pensiero storto. Intimorita dal passato. Ignara del futuro.
Onde violente frustano l’orizzonte. Divorano la riva inglobando nel proprio freddo ventre i sussulti di paure inconfessabili. Non c’è più luce né colore qui. Persino il tramonto s’è dipinto di grigio, rinunciando al rosso vivo dei riflessi diurni. Un gabbiano schiude le sue ali. Lo vedo davanti a me mentre si libra all’orizzonte, libero. Ma il suo è un moto lento, disordinatamente affollato. Disordinatamente smarrito entro valli d’anime inquiete. Sollevo una mano per accarezzare i residui d’azzurro. Avverto il gelo di quella spuma bianca.
Chiudo gli occhi.
È possibile catturare la tua indomita potenza mare? È possibile percepire il tuo canto anche a distanza di milioni di chilometri? Sono domande perpetue queste. Domande destinate a non ricevere risposta alcuna, perché tu sei lì e taci. Taci incurante dell’ebbra febbre dell’uomo. Di quell’ipocrita sete di potere e vanagloria.
Un tempo qualcuno disse: ciò che l’oceano dà, l’oceano si riprende, prima o poi. E forse è esattamente così. Quando l’auto passa accanto alle dune, lo sguardo cattura la moltitudine di piante raggrumarsi su di esse in sterpaglia confusa. Il verde si riversa dentro se stesso. S’insinua in quel finto argento alla ricerca di scarni rifugi o deludenti refrigeri. Loro sanno. Conoscono la tua intenzione di riconquistare la terra impareggiabile, soldato acquoso, disciolto in salati sospiri. Conoscono quanto si cela oltre una linea solcata da sporadiche vele.
Allora le voci si disperderanno nell’infinito. Allora il sole scalderà volti stupiti. Allora dita sconosciute s’incroceranno alla ricerca di giorni nuovi.

La foto è della sottoscritta, Elys.
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