My Blog

Nera fragilità

David Foster Wallace si è suicidato. Ha scelto di farla finita impiccandosi. Leggere questa notizia mi ha lasciato un brivido lungo la schiena perché lui è, anzi era, uno scrittore. Perché mi ha riportato con la mente a Pavese e alla sua di morte. Una morte anche quella avvenuta per scelta. Io non li capisco i suicidi. Non capisco come si possa rinunciare a vivere. Non capisco come si possa stracciare un dono tanto importante e bello. Un gesto simile è la più grande forma della debolezza umana, non un atto di coraggio. Il coraggio ce l’ha chi continua a stare qui, in mezzo a noi, a lottare soprattutto contro i demoni personali. Chi nonostante tutto si alza la mattina e riesce a regalare un sorriso agli altri.
Nonno aveva sempre negli occhi il dolore della guerra. Lo straziante ricordo d’aver trascorso giorni accanto al cadavere di un compagno ucciso dalle mitragliatrici nemiche. La paura, radicata dentro il petto, di non poter fare ritorno in Italia. Poi, negli ultimi tempi, prima d’andar via per sempre, gli leggevo impresso sulla faccia la sofferenza di non poter comunicare con noi. Di non poterci dire cose cui magari teneva tanto. Di non potersi congedare realmente dalla famiglia. Eppure non ha mai gettato la spugna. Eppure non ha mai pensato di buttare via gli ultimi brandelli di sé. Ci vuole tanta forza per camminare sulla strada del destino. Alcuni ce l’hanno, altri no. Io non riesco a giustificare i primi. Non riesco a comprendere azioni così delittuose.
Gli artisti hanno una sensibilità diversa verso il mondo. Una maniera loro d’approcciarsi alla società. Cesare Pavese pensava fin dall’adolescenza al modo in cui liberarsi dal peso di drammi interiori. Era incapace di stabilire relazioni durature di qualsiasi tipo, amorose o d’amicizia. Le cercava disperatamente fallendo ogni volta. Alla fine s’è arreso. Mi ha colpito molto la sua storia, la sua scrittura, quella profonda malinconia intrisa nelle righe. Negli sguardi dei suoi personaggi. E per questo mi sono prefissata di leggere la sua biografia. Forse non ne caverò un ragno dal buco o forse potrò avere un po’ più chiaro il motivo che lo spinse ad ammazzarsi in una qualunque giornata.
C’è tanta tristezza intorno a noi. Tante difficoltà. Tanta solitudine. Possibile che l’uomo sia divenuto ancora più fragile? Possibile che là dove si dovrebbe gioire per quanto si ha, si finisce con il precipitare in un buco nero senza speranza?
Non so. Lo trovo talmente ingiusto da non avere parole adeguate per esprimermi.
Io non cederò mai ai mostri interiori.
Il problema, dopotutto, non è per chi se ne va, ma per chi resta.

Foto di Auro
Posta un commento

Deserti di cioccolato Designed by Templateism | MyBloggerLab Copyright © 2014

Powered by Blogger.