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Confesso che ho vissuto

“Voglio vivere in un mondo in cui gli esseri siano soltanto umani, senza altri titoli che questo, senza darsi in testa con una regola, con una parola, con un’etichetta. Voglio che si possa entrare in tutte le chiese, in tutte le tipografie. Voglio che non si aspetti più nessuno, alla porta del Municipio per arrestarlo e per espellerlo. Voglio che tutti entrino ed escano dal palazzo del Municipio, sorridenti. Non voglio che nessuno fugga in gondola, che nessuno sia inseguito in motocicletta. Voglio che la grande maggioranza, l’unica maggioranza, tutti, possano parlare, leggere, ascoltare, fiorire. Non ho mai capito la lotta se non come una cosa che deve finire. Non ho mai capito il rigore, se non perché il rigore cessi di esistere. Ho preso una strada perché credo che questa strada ci porti tutti a questa gentilezza duratura. Lotto per questa bontà ubiqua, estesa, inesauribile. Di tanti incontri fra la mia poesia e la polizia, di tutti questi epidodi e di altri che non racconto perché sono noti, e di altri che non capitarono a me, ma a molti che ormai non potranno raccontarli, mi resta tuttavia una fede assoluta nel destino umano, una convinzione sempre più cosciente che ci stiamo avvicinando a una grande tenerezza. Scrivo sapendo che sopra le nostre teste, su tutte le teste, esiste il pericolo della bomba, della catastrofe nucleare che non lascerà niente e nessuno sulla terra. Eppure, questo non altera la mia speranza. In questo momento critico, in questo batter di ciglia dell’agonia, sappiamo che entrerà la luce definitiva attraverso gli occhi socchiusi. Ci capiremo tutti. Andremo avanti insieme. E questa speranza è irrevocabile “.

(da Confesso che ho vissuto, Oscar MondadoriPablo Neruda)

Ho imparato ad amare la poesia grazie a lui. Ai suoi versi intensi, musicali e stregati da chissà quale magia. L’ho letto per caso e me ne sono innamorata. Le sue parole scivolano sulla carta in mille diverse incantevoli nenie. Raccontano l’amore. Raccontano il Cile. Raccontano di Matilde, donna della vita. Dentro i suoi libri c’è tutto un universo d’affetti, simboli e valori dimenticati. Sarà eterno come eterno è il suo canto.

Prima foto di Metris
Seconda foto di Shluh
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