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Guten Tag!


Mia nonna, la madre di papà, scomparsa prima ancora che io nascessi, era austriaca. Volto fiero. Zigomi pronunciati. Pelle diafana e capelli biondi. È da lei che ho ripreso certi miei dettagli fisici, l’unica in famiglia ad averli acquisiti. L’unica a somigliarle veramente tanto. Nell’osservare una sua fotografia ho rivisto in quell'aspetto fiero alcuni miei tratti somatici. Gli occhi nocciola sono i suoi occhi nocciola. La conformazione del volto è la sua. Sarei stata felice di conoscerla. Di trascorrere il Natale, la Pasqua e qualsiasi altra festa o giorno a casa sua. Chissà com’era caratterialmente. E chissà perché sposò un romano, trasferendosi nella capitale. Ogni tanto me lo chiedo. Ogni tanto mi soffermo a ricordare cose non vissute.
Una volta, avevo circa sette anni, feci un viaggio nei luoghi d’infanzia di Elizabeth insieme ai miei e alla famiglia di zio. Volevano ricostruire le loro origini, capire se là ci fossero parenti. Stavamo in un albergo immerso nel verde e nella tranquillità tipica di quei luoghi lontani. Mi piaceva stare là, avere contatti con un mondo tanto diverso dal mio. Guten Tag, du was will zu Frühstück essen? Il ristoratore, la prima volta che mi vide, mi scambiò per una tedesca, rivolgendosi a me in una lingua sconosciuta. Mi spaventai, aggrappata alla gonna di mamma, con i capelli chiarissimi arruffati e corti. Ma' che vuole questo signore? Che ha detto? Sentendomi parlare in italiano, l’uomo sorrise divertito dicendo penzavo fosse di mie parti. Accadeva sistematicamente quest’erronea attribuzione di nazionalità perché il mio aspetto traeva in inganno. Perché a quell’età le guance s’arrossivano facilmente per il caldo, il freddo o la vergogna.
Elì quanto sei pignola! Se vede che hai ripijato da tu’nonna! Già. Il sangue non mente mai.

Foto di vartson
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