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Clara


L’autunno sta danzando fuori dalla sua finestra. Giallo paglia di foglie caduche e pensieri stonati di viandanti abbandonati lungo un marciapiede di stupide follie. L’aria regala sussurri di maestrale. Languidi soffi appesi sui lampioni e scivolati sulle mura del palazzo a scuotere la memoria di chi non vuole uscire dalle agonizzanti litanie fiorite sulla bocca d’un destino infame. Clara tace ammirando lo sterminio. Tace fissando i cadaveri ammassati sulle vie come fossero immondizia appena scaricata. Pezzi di pensieri stracciati oltre un tempo diventato immobile. È l’eterna oscurità di un mondo insano. La condanna del suo sangue di bambina cancellata. Il sorriso storto di una vendetta necessaria. Necessaria perché l’hanno obbligata ad alzarsi una mattina e ad assistere impotente all’arrivo della morte.

Sono vuoto
assorbito
da un giorno
immoto.

Indifesa creatura dalla pelle diafana e i capelli ebano, s’è dovuta piegare alle grida dell’orrore. S’è dovuta inchinare agli ordini dei mostri, accettando la venuta di diavoli distorti nell’ombra di quel cielo rattrappito d’abiezione. Grigio cenere e bruma pesante. Acqua caduta nella vacua illusione di ripulire la città dal male radicato ovunque e dentro chiunque.
È nata dalla terra. È nata nell’errore. Tu non sei come noi. Clara, Clara, non t’accorgi d’essere diversa? Non parli. Non senti. A che servi? A che servi?

Sono stantia quiete
di vite
raggrinzite
nel timore
di non essere capite.

L’hanno strappata dal suo letto. Trascinata nello scantinato. Deturpata sul suo bel viso. Lasciata nuda, in un angolo, a marcire di vergogna. Lo vedi? Lo vedi ragazzina? Non urli. Non chiedi aiuto. Nemmeno sai quello che ti diciamo. A che servi? A che servi?
E lei tace. Tace mordendosi le labbra di rabbia feroce. Le braccia fanno male. Sono corrose dai tagli. Le guance bruciano. Sono attraversate dalle ustioni.

Il veleno
irrompe
nel mio silenzio.

Un gesto di resa pare assorbire Clara nell’infinita nenia del suo omicidio. Agonizzante reclina la testa da un lato, posandola contro il muro. Respira piano avvertendo il cuore rallentare i battiti. La paura svanisce, seppellita dentro alle sue mani strette. Gli uomini bastardi, rifiuto d’ogni bene, l’osservano felici. Quanto c’è di storto va estirpato alla radice. Se fossi stata sana ti lasciavamo vivere. Sei stata sfortunata. Chi è inutile dev’essere ammazzato. La conosci la nostra legge oppure no?

La notte
appanna
gli occhi.
Il dolore
offusca
la ragione.

Conosce tutto lei. Vittima sacrificale. Alienato frutto. Sua madre ha fatto la stessa fine. Suo padre se lo sono divorato i cani dell’esercito. Ogni cosa al suo posto. Ogni cosa pulita. Non sa da chi ha visto pronunciare quel labiale. È trascorso tanto tempo e adesso sta per rinnegare il suo credo personale. Lentamente solleva lo sguardo blu sulle facce vecchie dei nemici. Abbozza un sorriso accattivante e quelli pensano stia provando un atroce senso di liberazione dal suo malessere interiore.
No.

Nulla più esisterà per voi.

Clara s’avventa sugli aguzzini. Strappa e lacera a morsi la loro carne. Si libera degli arti gettandoli lontano. Non avverte lo strazio delle voci rinnegate dalla vita. Non avverte le suppliche di chi smette di parlare per chiedere pietà. Non avverte niente se non la sublime sensazione d’essere divenuta la nuova verità d’un’insulsa società.

Nulla più esisterà per me.
Io
EMERGO
sulle vostre viscere
blasfeme.

Così sia.

Ogni cosa al suo posto. Ogni cosa pulita. Adesso ricorda. È il suo testamento.

Foto di Merlijn Hoek
http://www.flickr.com/photos/merlijnhoek/
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