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Confini


Capita che mi senta insicura e invisibile. Insicura nello scrivere e invisibile con la gente. Un’ombra che non assume mai consistenza. Un’ombra che vaga, vaga senza essere ascoltata né vista. Solo quando creo riesco a stare realmente in pace con il mondo. Solo quando creo dimentico l’odioso rumore della strada sotto casa, stendardo d’asfalto eretto per ricordare a chiunque l’osservi il procedere testardo di un tempo antipatico.
Le persone s’arrestano spesso sulla superficie. Nessuno ha più voglia di conoscere l’altro. Anche nei locali domina felice l’incomunicabilità, feroce regina vestita di silenzio. Aver trovato pochi ma veri amici è la mia ricchezza. Quella che non ti verrà mai tolta.
Oggi è una domenica attraversata da un cielo grigio. Sembra voglia piovere e l’aria, se provi a sentirla oltre la soglia del balcone, è gelida. Ti penetra nelle ossa e le scalfisce quasi volesse obbligarti a prostrarti davanti ad essa, chiedendole d’avere pietà di te.
Ho bisogno di starmene un po’ in pace assaporando la quiete di un appartamento vuoto. Ho bisogno di concentrarmi sul libro, allontanando pensieri storti su di esso, il timore che sia di nuovo fuori, troppo fuori dagli schemi dei romanzi normalmente editi. Sulla sua pubblicazione non ho dubbi. E non lo dico per improvviso delirio d’onnipotenza. No. Lo dico perché stavolta accetterò di pagare se il contratto sarà accettabile. Da Gennaio fondo cassa per lo scopo.
Almeno quelle parole non resteranno mute. Che effetto farà quella storia? Non lo so.
Pazientare. Devo ancora pazientare.

Foto di allenjmiller
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