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Il bel paese (mah)


Oggi è una giornata negativa. Che più negativa non si può. Sarà il freddo, sarà il lunedì, sarà che mi sono alzata con il piede sbagliato, non lo so. Mi gira storta e quando mi gira storta tendo a vedere tutto nero. Certo dopo le sconfortanti notizie di oggi non è che abbia un granché di motivi per stare allegra o comunque per dire “va beh, andrà meglio in futuro”.
Ho un lavoro traballante per ragioni che al momento preferisco tacere. Pensavo, quando l’ho accettato, d’aver temporaneamente risolto la noia di dover dipendere dai miei, almeno per quanto riguarda le spese strettamente personali e se andava bene anche le altre sostenibili. L’illusione è durata due mesi. Già non si sa come andrà a finire e per come sono fatta io detesto questo genere di situazioni. Mi metterò in moto per trovare in casi estremi un’alternativa, ma quale? Con la laurea non posso permettermi (come se poi ci fosse…) d’accettare un part time. E la cosa ancora più frustrante è che ai soldi, a questi sporchi soldi, è legato il mio sogno. È buffo se ci penso. Quando terminai Luis ero convinta di dover sicuramente scalare montagne per arrivare alla pubblicazione ma mai di doverci rinunciare perché non ho e non avrò, visto come vanno le cose, la possibilità di crearmi un fondo cassa per lo scopo. Posso sempre farlo, certo. Ma a dieci/venti/trenta euro alla volta compio quarant’anni che sto ancora a riempire il “salvadanaio”. Allora mi viene la rabbia. Allora mi domando: “a quale scopo Dio mi ha fatta nascere con questo dono”? Io lo so che Lui me l’ha dato per una ragione. Ma in questi momenti vorrei capire, davvero capire qual è. Tanto per farmi venire giustificatamente il fegato amaro.
A breve terminerò Memorie di noi. Credo mi separino sei, massimo otto capitoli, dalla meta. Bene. Per riuscire nell’impresa entro l’anno 2008 dovrò sacrificare parecchio del mio tempo libero e questo non è un problema. Non lo è perché amo scrivere. Lo diventa se penso alla prospettiva di tenermelo dentro l’hard disc del PC senza poterlo vedere edito.
Chi cavolo di scrittore si mette a dare anima e corpo per un’opera destinata all’ignominia più assoluta (si crea per se stessi ma soprattutto per comunicare qualcosa agli altri, questo almeno dal mio punto di vista)? Neruda per partorire il suo primo libro vendette i mobili di casa. Io che posso vendermi?
Che bel paese questa Italia.


Foto di recepgulec
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