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Un ricordo di Natale


Su strade inondate di rosso e bianco, tra i festoni natalizi appesi sulle vie, il pensiero ogni tanto se ne va al passato. Se ne va indietro di anni, ai giorni dell’infanzia. Se ne va agli occhi scuri di nonno, al suo volto segnato dalle rughe e a quelle mani sempre impegnate in cucina a impastare, infornare, mescolare i piatti da portare su una tavola imbandita per l’occasione.
Mille profumi diversi s’arrampicavano sui fili argentati dell’albero di Natale, sulle statuette del presepe, scivolando lente sui nostri volti mentre ce ne stavamo seduti in attesa di cenare. Io ero in fibrillazione perché a Babbo ci credevo ciecamente e dall’alto dei miei sette anni scrutavo ogni movimento diverso dal solito. Ogni singola sbavatura della realtà.
Tanto prima o poi te vedo. Pensavo masticando un pezzo di torrone al cioccolato. I capelli miele spettinati sulla testa. Le guance arrossate dal calore domestico.
A mezzanotte le luci si spegnevano e come per magia i regali stavano sotto il finto abete. Stupita, sgranavo gli occhi. Il cuore batteva emozionato. La pelle diafana, austriaca eredità, riluceva di striature bordò.
«Mamma guarda! Guarda! Papà, m’ha portato la casa di Barbie!»
Scartavo rapida, fremente, curiosa. E poi, immersa in un mare di carta colorata e nastri brillanti, mi voltavo verso nonno per giocare. Lui sorrideva, si tirava su le maniche della camicia, afferrava la pistola giocattolo e l’appartamento diventava un piccolo far west.
«Mani in alto! La borsa o la vita!»
«E no nonno! Uffa! Famme prima trova’ qualcosa pe’difendeme
«E corri allora! Nascondete! »
Io correvo. M’acquattavo e sbucavo fuori all’improvviso, rotolandomi a terra per evitare i colpi della sua micidiale arma.
Fuori il freddo mordeva il presente, appena carezzato dalla bianca luce della luna piena.

In foto io e il mio amato nonno.
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