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Un sogno dentro un sogno vol.2

È un lento immergersi in atmosfere divise tra sogno e realtà, il secondo volume dell’antologia “Un sogno dentro un sogno” edito dalla casa editrice I Sognatori. Undici autori raccontano la dimensione onirica in undici modi diversi. Diversi per idee, forma e stile. Se alcune storie si richiamano ad altre, è solo per un eco lontano. Ogni racconto ci trasporta in mondi vicini eppure distanti dal nostro, regalando visioni sulla realtà che rispecchiano, forse, il personale sentire degli scrittori. Dal passato che ritorna come un lungo delirio, alla guerra combattuta per salvare o condannare, a delicate leggende d’amori vissuti e persi, alla follia aggrappata sulle spalle di uomini comuni, fino ad arrivare nelle ultime pagine alla morte e all’aldilà. Queste in linea generale le tematiche toccate. Questi i viaggi condotti sul filo di parole intrecciate le une dentro le altre.

Novembre di Francesca Tibo:
Mi ha ricordato l’antologia di Spoon River. In mezzo alle tombe i morti parlano di se stessi, in questo caso però le loro vicende sono narrate dalla protagonista e si evidenziano per ciò che sono stati con lei e per lei. Gente grottesca. Gente speciale. Gente che ha costellato la vita di Alessandra o che lei ha conosciuto attraverso vecchi racconti di famiglia.

“(…) La storia della morte di queste due persone mi inorridisce ogni volta che la sento raccontare, il che accade di frequente perché , se si esclude l’occasione della tappa cimiteriale, la mia nonna paterna non può esimersi dal rammentarcela ogni volta che può, senza tralasciare tutti quei particolari che lei trova gustosissimi. Maria era una zitellona – mia nonna la chiama così – sulla trentina e, nonostante fosse di una bellezza straordinaria, nessuno se l’era mai “presa” per via del suo cuore malato (…)”

L’estro disarmonico di Mauro D’Arcangelo:
Le atmosfere di questo racconto mi hanno riportato fin dalle prime righe ad una situazione surreale. Una realtà abitata da personaggi particolari, caratterizzati da gesti, parole, pensieri, convinzioni lontani dalla normalità comunemente accettata. Una sorta di favola non favola. Una storia che riesce ad affrontare un tema come quello della follia in maniera delicata e inaspettata.

“(…) Il maresciallo belga stava annoiando uno stuolo di stuoini con dissertazioni etimologiche riguardanti il plurale della parole pomodoro. Il maresciallo, che aveva visto tempi migliori, conosceva quindici lingue ma non il belga perché il Belgio una volta era neutrale e i paesi neutrali fanno sempre un po’ di confusione con le lingue (…)”

Il colonnello se n’è andato via di Elys
Non posso recensirmi da sola! Quindi attendo che sia qualcun altro a farlo per me!

Per sua Divina Provvidenza di Ilaria Vajngerl
Il racconto, narrato direttamente dalla protagonista Cecilia, ci porta alla conoscenza di un sogno, il suo sogno di una Madonna con la barba che l’inquieta particolarmente, soprattutto perché a lei, Dio, non ha mai particolarmente interessato. Facile quindi immaginare quanto quello stravagante incontro la lasci turbata. Accanto a lei un vecchio amico, Dimitri, terrorizzato dallo scendere grandini e Gae amato fratello scomparso. Camminando tra passato e presente Cecilia tenterà di comprendere le ragioni insite dietro quell’onirica visione.

“(…) Il mio vicino si chiama Dimitri e ha battezzato il suo cane Giorgia, nome della sua ex. Preciso che Giorgia, Giorgia il cane dico, è un maschio. Quindi l’accostamento nome-animale decisamente non è stato fatto a caso. Dimitri è un uomo scorbutico. Però nel palazzo è l’unico a darmi confidenza. I pomeriggi di luglio, quelli più torridi, li passiamo chiusi nel mio salotto a guardare DVD, ciascuno raggomitolato sotto il plaid nella sua parte di divano, l’aria condizionata è sempre puntata al massimo. Forse, Dimitri è mio amico proprio perché ho il condizionatore in casa, ma a me in fondo sta bene così (…)”

Il vero Luigi di Stefano Mascella
Tre sogni intrecciati. Tre persone identiche. Un desiderio di uccidere la propria suocera e una domanda: e se la realtà in cui si vive non fosse altro che un lungo incubo fatto da qualcun altro?
Una storia accattivante dall’inizio alla fine, ironica e sarcastica al punto giusto.

“(…) Continuavo a dormire, quindi, e probabilmente nel letto russavo pure, come spesso mi capita quando sono stanco morto, tanto che sentii perfettamente atterrare sullo stinco il calcio ben piazzato di mia moglie, uno stratagemma provato e consolidato per farmi smettere. Niente da fare, russavo ancora!
(…) “

Sogno e son destro di Sergio Cortesi
La narrazione di questo brevissimo racconto mi ha rammentato per certi versi la particolarità di Lapsus di Flavio Pagani. Un procedere rapido e cantilenante tra domande, risposte e cambi istantanei di prospettiva.

“(…) E penso ai miei sogni come un bambino che sorride a tutti e c’ha la testa grande. Che poi nei sogni quasi sempre è tutto reale, tipo la gravità nei miei sogni c’è sempre (…) “

Angelus di Caterina Armentano
Uno dei racconti che ho preferito. Ezechiele, un bambino ebreo, incontra durante la seconda guerra mondiale Angelus, creatura fatta di sogno e desiderio. Una storia delicata e commovente scritta con maestria e con interessante alternanza tra i pensieri del ragazzino e quelli dell’onirica entità.

“(…) Mi chiamo Ezechiele e mio padre è Giacobbe, il figlio di Beniamino. Io prego, conosco la Torah a memoria e conosco le nostre sante feste meglio dei miei soldatini di piombo. Fino a ieri andavo a scuola e mio padre era un direttore di banca. Poi qualcosa è cambiato e l’ho capito dalla stella gialla che mia madre ha cucito su ogni nostro vestito (…)”

Mente cosmica di Giuseppe Pierciabosco
Una storia di fantascienza ma anche di rapporti umani difficili. In ogni riga domina un pacato senso di solitudine e di ricerca dell’altro che sembra possa concretizzarsi soltanto nell’Altrove.

“(…) Robert la guardò senza dire nulla. Che c’era da dire, d’altra parte. Erano mesi che quasi non si parlavano e le rare volte in cui accadeva, il tono di lei era sempre quello (…)”

Il verbale della seduta di Barbara Guzzo
Un tribunale immaginario. Un sogno ricorrente. Una realtà che si fonde con la dimensione onirica. Ritorna in questo racconto il tema sottile della follia annidata nei gesti di una persona intrappolata nella stanca ripetizione di giorni identici a se stessi.

“(…) Qualcosa in quei giorni non funzionava a dovere. Perfino il Direttore aveva fatto alcune osservazioni in merito alle quali non era giunta altra risposta se non un lieve rossore lungo il collo e sulle orecchie. Perché la questione era che la dott.ssa Mariagrazia Crivelli aveva iniziato a sognare. “Incubi”, li definiva lei, anche se riguardavano una strana forma di inquietudine, in realtà. All’inizio si trattava piuttosto di un sogno ricorrente, dal carattere non particolarmente cupo, quasi ironico (…)”

Oltre l’arcobaleno di Federica Maccioni
È una leggenda questo racconto, simile, anche per la forma, a quelle storie mitologiche derivanti dalle Metamorfosi di Ovidio. Storie d’amori infelici e di trasformazioni di uomini in elementi naturali. La narrazione è delicata, quasi impalpabile ma totalmente coinvolgente.

“(…) Nelle sere d’inverno i bambini si riuniscono in cerchio, mangiando castagne, per ascoltare gli anziani narrare di quei luoghi misteriosi e belli che prendono corpo nelle loro parole. Quand’ero ragazzo, ascoltai la leggenda dell’Armata Dispersa, e fu allora che decisi di partire per cercare la Terra Oltre l’Arcobaleno. Ma dovetti attendere di essere abbastanza grande da reggere il peso di una sacca da viaggio (…)”.

Siamo tutti morti di Maddalena Selis
L’altro racconto che annovero tra i miei preferiti. Il tema non sarebbe dei più allegri, la morte, ma l’autrice riesce a parlarne con ironia e con punte, secondo me, di humor nero veramente meravigliose. L’idea è originale e il modo in cui l’espone è d'impatto.

“(…) No, sono morta. Mi hanno messo in una bara. Mia madre si è intestardita e ha comprato quella più costosa. Ma non ce n’era bisogno, accidenti, tanto non la posso mica arredare. Anche se è quasi più spaziosa dell’appartamento che non mi sarei mai potuta permettere, a Roma, con il lavoro che faccio (…)”.

La foto è la copertina dell'antologia.
Le parti in corsivo sono estratti dei vari racconti.
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