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Impressioni "Alpine"


Queste sono le impressioni registrate nel corso dei tre giorni passati insieme agli Alpini, in occasione della loro 82° Adunata Nazionale, tenutasi a Latina.



Venerdì: gli Alpini sono arrivati. Il centro è chiuso alle auto e dal mio appartamento si possono già sentire i cori, la musica delle fisamorniche e un brusio confuso di voci. Dialetti diversi che si confondono gli uni negli altri in un’improvvisata armonia. È difficile stare in casa perché quel frastuono ti attira fuori. Basta! Alle 16:00 decido che il mio fine settimana inizia da lì. Accantono i libri ed esco. Oltre la soglia del portone resto immobile e stupita ad osservare Latina. Non sembra più la mia città. È cambiata nel volto e un po’ anche nell’anima. I palazzi sventolano il tricolore. Le persone si riversano in strada nonostante un sole estivo incendi l’asfalto rovente. Gruppi di Alpini passano con il classico cappello con la piuma e mi salutano. Parlano. M’invitano al loro campo ad assaggiare il vino. Sono frastornata da tanta apertura. Da questa voglia di comunicare. Ma è bello. Armata di macchina fotografica m’avventuro nel quartiere per catturare il momento. È difficile da spiegare. Nell’aria c’è un’energia particolare. Una forza capace di scacciare via il cattivo umore. Non puoi essere arrabbiato o triste. La loro allegria è contagiosa. Rido e vorrei che quest’atmosfera durasse in eterno.


Sabato: sono le otto del mattino e gli Alpini già intonano i loro canti. La gente inonda il centro ed io, affacciata alla finestra, ammiro il quartiere incredibilmente vitale, tutto teso a divertirsi e a condividere la gioia di questi “ospiti speciali”. Esco di nuovo e immortalo altri momenti dell’evento. Una banda, in maggioranza composta da ragazzi e ragazze, suona allineata e in divisa a Piazza della Libertà. Ascoltarli è un’emozione. La musica ti entra nelle orecchie e scuote i sensi. Persino i giardini pubblici sono stati trasformati in una cittadella alpina. Campi, bancarelle, simulazioni di scalate e ancora quella voglia di festeggiare.
La sera appuntamento con le amiche. Lungo il corso si fatica a camminare. Un gruppetto con le fisarmoniche intrattiene una parte dei passanti, coinvolgendone qualcuno in danze popolari. L’aria è calda, appena rinfrescata dalla brezza notturna e mescolata al profumo inconfondibile di carne cotta alla brace. Mangiamo in fretta e poi, grazie a un colpo di fortuna, acquistiamo il cappello con la piuma a un prezzo stracciato. Finalmente possiamo confonderci nella folla. Chiunque ci vede ci osserva curioso, rivolgendoci complimenti a non finire. Ridiamo come matte. Alcuni signori ci chiedono una foto, ce la scattiamo e riprendiamo la passeggiata.
Ovunque incontriamo parate. Una di queste, quella della Val Susa, un anziano ci dice “noi siamo quelli della Val Susa…o la va o la brusa”, la seguiamo per un tratto con spirito nazionalistico. Bagno di persone. Fantastico.
A notte inoltrata la festa è ancora in corso, ma noi esauste e soddisfatte c’avviamo verso casa.


Domenica: è la grande sfilata finale. Tutti gli alpini attraversano il centro di Latina con striscioni e stemmi. Ogni reggimento si distingue dagli altri per un colore diverso delle camicie o delle magliette. Il capoluogo è lì ad applaudirli. Hanno reso il fine settimana diverso dagli altri. Hanno regalato a ognuno di noi risate, storie, battute, musica e canzoni. Hanno ricordato cosa significhi condivisione e divertirsi con cose semplici.
Ora che sono andati via è difficile abituarsi a un silenzio rotto solamente dal rumore delle macchine e non vederli più girare con gli occhi vivaci. Sempre disponibili a scambiare quattro chiacchiere.
A me mancano un po’ e vorrei tornassero un giorno a regalarci ancora i loro bellissimi sorrisi.
Grazie Alpini!
Siamo stati bene!
Sono stata bene!


Le Foto sono mie.
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