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Quando arrivarono gli Alpini

L’arrivo degli Alpini fu un evento importante per la famiglia Funarioni. Trecentomila uomini con il cappello con la piuma e una gran voglia di festeggiare il loro ottantaduesimo anniversario, stava a significare possibilità per Assuntina di trovare un marito che se la portasse via. Ecco perché appena lesse gli avvisi sulle strade di Priverno della gran fortuna capitata a quelli di Latina, chiamò in tutta fretta la sorella Pina, trasferita in città da ormai un sacco di anni, dopo essersi sposata (mannaggia a lei) e le disse concitata:

«Pinu’, Pinu’…te prego me devi da ospita’ che non me posso mica perde n’occasione così!»
«Assunti’ e come faccio? Lo sai pure tu che a Peppe mio nun glie stai troppo simpatica…l’ultima volta che te so fatta dormi’ qua v’ho dovuti da divide che me stavate a sfonda’ casa!»
«No, no Pi’ guarda, guarda che te giuro su Elzina che a Peppe nun glie dico niente de storto e pure se me dice ‘na cosa brutta me sto zitta ma me devi fa veni’! Te rendi conto che ce staranno trecentomila omini? Ce ne sarà pure uno che me se pija!»
«Assunti’ e magari! Mica dico de no! Però tu non t’accontenti mai…insomma ce volemo ricorda’ al povero Claudione? O a Pinetto? Gli hai dato a tutti no calcio al sedere ché nun t’annavano più bene an certo punto!»
«Pi’ mo so cambiata! Famme veni’…tu ti si accasata, Elzina pure…che me volete fa sta da…sola?» E l’ultima parola le morì sulle labbra coperta dai suoi singhiozzi disperati. Pinuccia non poteva sopportare di farla piangere, c’aveva il cuore buono, e così sospirando forte accettò la richiesta, pregando in silenzio di non aver commesso un grave errore.
«Grazie! Grazie Pi’! Allora pijo lo primo pulman che trovo e arrivo!»
Assunta soddisfatta del risultato s’alzò dal divano afferrando la valigia già pronta ai suoi piedi.
«E ce lo sapevo io che nun me poteva rinnega’!»
Fischiettò soddisfatta.
Pochi minuti dopo era già in strada, diretta alla stazione degli autobus. Non le ci volle molto ad arrivare a destinazione. Appena un’oretta di viaggio su un mezzo completamente deserto. Cercò pure di parlare al conducente, per trascorrere un po’ di tempo ma quello se ne stava sempre zitto. Solo alla fine ne comprese la ragione: era muto.
«Oh me scusi tanto…ma io che ne sapevo…sa nun so’ esperta de ste cose complicate…so ‘na povera femmina de Piperno…»
L’uomo, esasperato le mostrò l’uscita con un cenno della mano e lei risentita da tanta scostumatezza se ne andò, bofonchiando che “non ci stavano più l’omini de ‘na volta”. L’unico filo di speranza era rappresentato dagli Alpini. Loro avevano salvato l’Italia. Di sicuro ne avrebbe trovato uno adatto da sposare.
Con un sorriso da ebete stampato sulla faccia mal truccata, s’incamminò sul vialone principale e zompettando eccitata individuò subito un gruppetto di militari accampati per il giardino, impegnati a canticchiare e a bere vino per salutare quel nuovo giorno.
«Quel mazzulin di fior che vien dalla montagnaaaaaaaa! Quel mazzulin di fior che vien dalla montagnaaaaaaa…e bada ben che non si bagna ché lo voglio regalaaaaaaar!»
«Ammazza questa sì che è gente felice…»
Pensò Assuntina fermandosi davanti a loro, stupita.
«Bongiorno cari signori!»
Li salutò perché era educata, urlando per farsi sentire.
«Quel mazzunlin di fioooooooorrrrrr….oh buongiorno signorina!»
A rispondere fu un omino grassoccio, dalla faccia rossa e il naso importante. Sulla testa l’immancabile berretto.
«Vedo che ve siete messi comodi…so’ contenta de vede’ che ve adattate a tutte le condizioni…lo findanzato mio de prima invece se nun c’aveva no cuscino de piume sotto ar culo manco se sedeva!»
«Il vizio noi non sappiam nemmeno dove sta!»
E mandò giù un altro sorso di rosso.
«E ce lo so, ce lo so. Complimenti, sì proprio tanti complimenti!»
«Signorina e perché non si unisce a noi, lei?»
«Io? No, no grazie…e c’ho mi’ sorella che m’aspetta al baretto…quello verde là…»
Lo indicò.
«…bello no? Sembra ‘na scatola de cioccolatini…ehhh so persone che se impegnano ‘na cifra sa? Se deve magna’ le consiglio de anna’ da loro!»
«Certo certo signorina…ma si facci una bevuta, non ci dica di no!»
La donna esitò per qualche minuto indecisa, poi alla fine cedette e si scolò lemme lemme mezza bottiglia di passito. Un record per i Funarioni, notoriamente astemi.
«E famo…sì…hic…famo ‘na ballata giovanot…to!»
L’alpino annuì e mettendole un braccio intorno alla vita iniziò a ballare con lei, girando vorticosamente in mezzo alla via, mentre cantava.
«Quel mazzulin di fiooooor che vien dalla montagnaaaaaaaaa!»
Assuntina gli andava dietro e già l’amava. Era l’uomo perfetto. Sobrio, elegante, allegro e con una voce squillante. Lo sentivano da chilometri di distanza. Con uno del genere accanto, la sua vita sarebbe stata meravigliosa e neanche rischiava di perderselo. Bastava che gli desse una voce per sentirlo.
Gira di qua, gira di là, il militare tuonò ancora il suo pezzo preferito. L’unico che conosceva probabilmente e iniziò a saltellare con la compagna.
«Quel mazzulin di fior che vien dalla montagnaaaaaa….»
Bum.
«Quel mazzulin di fior che vien dalla montagnaaaaaa….»
Bum.
«Quel mazzulin di fior che viene dalla montagnaaaa…..e guarda ben che non si bagnachè lo voglio regalar, e bada ben che non si bagna chè lo voglio regalaaaaaaaaaaar!»
Ennesimo zompo fatto purtroppo sul tombino spalancato sotto i suoi piedi che l’inghiottì in un lunghissimo tonfo.
Assunta restò interdetta, con le braccia ancora tese, come a stringere la sua ombra. Incredula abbassò lo sguardo sul fosso, da cui si sentivano perdersi in lontananza le ultime note del mazzulin di fior.
«Alpinoooooo! Alpinooooooo ma pensa de torna’ su un domani? No perché la posso pure da aspetta se glie va’!»
Alla domanda corrispose solo un sonoro “ciaf” e un “regalaaaaaaaaaaaaaaaaaaar!”, seguito dal pianto ululato della donna, incapace di capire come potesse essere così sfortunata.
Il pover uomo non fu più ritrovato. Alcuni raccontarono d’averlo visto in Cina, altri in Tunisia. Per tutti il luogo del misfatto divenne “lo bucone ando’ se disperse l’alpino canterino”.

N.B.
La scena dell’alpino che cade giù è liberamente ispirata a una celebre scena del film "Pappa e ciccia", dove un uomo, sull’aereo guidato da Banfi, canticchiò proprio quella canzone, zompettando e poi cadendo nel vuoto perché il pavimento si bucò! E lui coprì la falla con un giornale…meraviglioso! Voglio anche precisare che il racconto è solo una storia goliardica e inventata. Non ha alcuno scopo offensivo nei confronti degli Alpini che personalmente adoro!




Foto di FaboC.
http://www.flickr.com/photos/fabio48/
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