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Tre anni e restare sempre la stessa


Me lo ricordo come se fosse ieri il primo giorno in cui è arrivata a casa. Uno scricciolo minuscolo, impaurito e tremante. Si chiedeva dove fosse capitata, che fine avessero fatto la sua mamma e i suoi fratellini, perché si trovasse in una casa tra gente grande, tanto grande rispetto a lei e per niente abituata ad avere a che fare con un cagnolino. Una cucciola di appena un mese.

Mi guardava, all’inizio, con quegli occhi scuri quasi a volermi entrare nell’anima per carpire segreti mai confessati. Se ne stava accoccolata sulle gambe, arrotolata in stile ciambellina, con il musino nascosto tra le zampette, timida e alla ricerca di affetto. Dolcezza. Comprensione ché mica è facile essere piccoli e pelosi in un mondo per niente concepito a misura di animale.
Io me la tenevo stretta stretta a me e ogni tanto le sussurravo paroline tenere all’orecchio, tanto per farle capire che mai avrei permesso a qualcuno di farle del male. Fin dall’inizio ci siamo appartenute e ci apparterremo sempre.
Compie tre anni oggi e il tempo non ha molta importanza in questo caso. Panciò ha conservato nel suo carattere combattivo e testardo (chissà da chi ha preso…U__U) l’amore per il gioco (rubare i calzini e gli elastici che soprattutto d’estate dimentico sistematicamente di togliere dal comò, facendoli così diventare preda dei suoi dentini, fare a lotta contro i pupazzi, acerrimi nemici) e il bisogno di stare appiccicata stile francobollo in qualsiasi stagione dell’anno. Mi piace fotografarla, starla ad osservare mentre dorme, sentirla mugolare quando vuole qualcosa, arrabbiarsi se non la stai a sentire. Amarla perché sarà sempre la mia “smimmi mimmy” o la mia “cippy” (straordinariamente mi risponde con qualsiasi nuovo nomignolo usi e inventi e sopporta, povera, tutte le canzoncine che creo con aria rassegnata).
Auguri ‘more mio!




Foto di Elys.
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