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Ricordare non fa sempre male


Dovrei farlo più spesso. Il pomeriggio, nelle pause studio, dovrei ritagliarmi più giorni in cui stare con nonna. Un appartamento vuoto può suscitare una grande malinconia, soprattutto se hai vissuto gran parte della tua vita in mezzo alla gente. Mi piace stare là, nel silenzio rotto soltanto dai passi di lei che traffica in cucina alle mie spalle, mentre il profumo dei carciofi si disperde nell’ambiente.
Dal rumore dell’acqua corrente. Dal cucchiaio girato nella pentola o dal fruscio del coltello passato sui fusti di bieta per privarla degli scarti.
Fuori il tempo è grigio. Il vento urta contro le zanzariere e la luce gialla si riflette sui mobili in ombre tremule. Mi sembra di tornare bambina e mi rivedo nella sua vecchia casa ad aspettare che mamma e papà rientrino dal lavoro. Le gambe dondolano dalla sedia troppo alta e gli occhi vivaci spiano la cappa del forno, pronti a cogliere tracce della Befana.
Certe volte temo di dimenticarlo tutto questo. La vita procede veloce e le ansie quotidiane mi allontanano dal passato, dai volti cari. Allora corro qui, in camera e incido gli istanti sulla carta, per averli sempre a portata di mano. Per non cancellare niente di chi ero. Di chi eravamo.
Ricordare non fa sempre male.




Foto di Elys.
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