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Il valore di una storia



Alle volte mi chiedo quanto talento possa avere. Ma è una domanda che lascio sempre senza risposta, perché è giusto così. In fondo l’unica cosa da ascoltare è l’impeto della creazione, l’esigenza di dare forma alle storie in sospensione nella mia testa e nel mio cuore. La scrittura è un amante esigente, che pretende immersione, sacrifici e rinunce.
Ci sono attimi in cui vorrei strapparmela di dosso per non sentirmene più soffocare nei momenti bui, quelli dove smetto di sperare di tesserci sopra un’ombra di futuro. Ma è inutile. È dentro di me e non posso evitare di ascoltare la sua voce, anche se mi tappo le orecchie il suo suono acuto travalica ogni ostacolo, annientando l’incertezza.
Oggi mi è arrivata a casa la copia dell’antologia che contiene il mio racconto “Quella Berlino dimenticata”, risultato tra i finalisti del concorso “Una piazza, un racconto”. Ho sfogliato quelle pagine con l’ovvia curiosità di conoscere chi fossero gli altri autori e sono rimasta stupita dallo scoprire che si trattava di donne e uomini di un certo peso: insegnanti, critici, autori editi. Persone con un curriculum di tutto rispetto. Mi sono sentita piccola ma anche doppiamente orgogliosa di far parte di una raccolta simile. Io che non sono nessuno sono stata scelta per il puro e semplice valore della mia storia. 

Foto di mbgrigby
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